GESU' FIGLIO DI DIO NOSTRO SALVATORE

GESU' FIGLIO DI DIO NOSTRO SALVATORE
Gesù non ha bisogno di noi, noi abbiamo bisogno di Lui!

IL VECCHIO E NUOVO TESTAMENTO,LA PATRISTICA, SANTI CRISTIANI,PREGHIERE,LITURGIA E SPIRITUALITA' CRISTIANA.

martedì 10 marzo 2009

L'IMPECCABILITA' DI GESU'


CENTRO ANTI-BLASFEMIA

L'IMPECCABILITA' DI GESU'
Analisi di Martino Gerber e Giuliano Lattes studiosi biblisti

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Gesù ha sofferto tanto; persecuzioni, incomprensioni, tradimento, arresto,
processo, flagellazione, crocifissione e morte, le soffernze sono prove,
ma non sono tentazioni.
La tentazione è una spinta a commettere il peccato, a trasghedire la legge Divina.

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LE TENTAZIONI DI GESU'

Gesù ha affrontato diverse tentazioni, il demonio nel deserto; V.Matteo: 4, 1-11,
scribi e farisei che lo volevano mettere alla prova; V.Matteo: 16, 1; 22, 15,
e perfino il suo Apostolo Pietro si è fatto strumento di tentazione; V,Matteo: 16, 22-23.
Perfino Gesù era provocato quando si trovava in croce; V.Matteo: 27, 39-44.
Comunque tutte queste tentazioni sono tentazioni esterne, non provengono dall' interno
del Signore Gesù, ma dall'esterno, da altre persone e circostanze.
Infatti Gesù insegna che le tentazioni interiori sono peccato; V.Matteo: 5, 27-30;
15, 18-20.
Se le tentazioni interiori sono peccato, Gesù non poteva averle, perché Gesù non poteva
peccare.
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Dalla Scrittura: ci consta che Gesù fu immune dal peccato originale:
«Quello che nascerà da te Santo, si chiamerà il Figlio di Dio» V.Luca: 1,35.
Fu immune dal peccato attuale: «Le cose che piacciono a Lui, faccio sempre» V.Giovanni: 8,29.
Fare ciò che vuole il Padre, significa eseguire la sua volontà e non trasgredirla. Per cui Gesù poteva ripetere:
«Chi di voi mi potrà incolpare di peccato?» V.Giovanni: 8, 46.
S. Paolo dirà che Gesù è «Pontefice santo, innocente, senza macchia, segregato dai peccatori» E.Ebrei: 4,15;
e S. Pietro: «Che non fece peccato nè si è trovato inganno nella sua bocca» 1, Pietro: 2,22.
Tutti questi passi ed altri ancora ci dicono la sua «impeccanza» e al tempo stesso ci fanno intuire che oltre
a essere di fatto immune dal peccato, era immune anche dalla possibilità di peccare.

Dai Padri sappiamo;
S. Ippolito (Contra Noet. 17): «È stato fatto ciò che l’uomo è, eccetto il peccato».
S. Cirillo di Alessandria (In Joan. 8, 29): «Ha avuto in sorte l’esimia prerogativa della natura divina e cioè
di non poter peccare».
Qualunque peccato o anche la semplice possibilità di peccare, costituisce
l’uomo peccatore. Ma la Persona di Cristo, essendo divina non può essere di un peccatore. Dunque in
Cristo non fu né poteva essere il peccato.

Mentre gli Scotisti pongono la ragione della impeccabilità del Cristo nella visione intuitiva
(chi véde Dio non può non amarlo come supremo bene),
S. Tommaso e la maggioranza dei Teologi la pongono
nel fatto della Unione Ipostatica. Il merito o demerito delle azioni dipende e ridonda nella persona:
perciò Cristo, essendo Dio non poteva commettere peccato.


San Tommaso d’Aquino affronta la questione nell’articolo 15 della parte III della Summa Theologiae.

Questa in sintesi la risposta del Doctor angelicus: Anche se Cristo è stato tentato dal demonio,
Egli «non assunse in nessun modo la miseria del peccato né originale né attuale» .
San Tommaso d’Aquino ; «Una certa fortezza lo spirito la dimostra resistendo alla concupiscenza della carne quando gli si oppone,
ma esso dimostra una fortezza maggiore quando la reprime totalmente così da eliminarne le brame disordinate.
Questa era appunto la condizione di Cristo, il cui spirito aveva raggiunto il sommo grado della fortezza.
E sebbene egli non abbia dovuto sostenere il combattimento inferiore del fomite, subì però la lotta esterna del mondo e del diavolo,
trionfando dei quali meritò la corona della vittoria» .
L'Aquinate insegna anche che «in Cristo non c'era il fomite del peccato» dato che «lo Spirito Santo esclude il peccato e l'inclinazione al peccato,
implicita nel termine fomite» .
Per «fomite del peccato» si intende l’«inclinazione dell'appetito sensitivo a oggetti che sono contro la ragione» ,
la «ricerca del piacere fuori dell'ordine razionale» .

Per questo Cristo fu immune anche da ogni imperfezione morale e da ogni moto disordinato
della concupiscenza, anzi non ebbe nemmeno il fornite della concupiscenza.
La concupiscenza e il suo fomite sono una conseguenza del peccato originale.

Infine Gesù non poteva peccare per la semplice ragione che Egli è PERSONA DIVINA.

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sabato 7 febbraio 2009

IL CASO DI ELUANA DAL PUNTO BIBLICO


STUDIO BIBLICO

IL CASO ELUANA DAL PUNTO DI VISTA BIBLICO




Analisi di Martino Gerber e Giuliano Lattes studiosi biblisti

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Gesù ci dice che uccidere è peccato
Vanelo secondo Matteo: 19,18

Quali comandamenti?
Gesù rispose:
- Non uccidere;


Quindi l'eutanasia è peccato, dal punto di vista biblico è peccato far morire il malato,
anche se è molto grave e sofferente.
La vita è un dono di Dio, Lui l'ha dona e solo Lui può riprendersela, da qui il comandamento
di non uccidere la vita umana.
Vangelo secondo Giovanni: 5,26

"Dio è la fonte della vita, e ha dato anche al Figlio di essere la fonte della vita"

Sospendere l'alimentazione a qualcuno sano o malato specialmente per provocarne la morte
è doppiamente peccato, primo perché è peccato arrecare la morte al prossimo,
secondo perché non dare cibo ed acqua al bisognoso è peccato mortale.

Vangelo secondo Matteo: 25,41-46

25,41"Poi dirà ai malvagi:
- Andate via da me, maledetti, nel fuoco eterno che Dio ha preparato per il diavolo e per i suoi servi!
42Perché, io ho avuto fame e voi non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere;
43ero forestiero e non mi avete ospitato nella vostra casa; ero nudo e non mi avete dato i vestiti;
ero malato e in prigione e voi non siete venuti a trovarmi.
44"E anche quelli diranno:
- Quando ti abbiamo visto affamato, assetato, forestiero, nudo, malato o in prigione e non ti abbiamo aiutato?
45"Allora il re risponderà:
- In verità, vi dico: tutto quel che non avete fatto a uno di questi piccoli, non l'avete fatto a me.
46"E questi andranno nella punizione eterna mentre i giusti andranno nella vita eterna".


Gesù ci ha dato il comandamento di amare il prossimo e soccorrere i bisognosi.
Vangelo secondo Luca: 10,29-37


29Ma quel maestro della Legge per giustificare la sua domanda chiese ancora a Gesù:
- Ma chi è il mio prossimo?
30Gesù rispose: "Un uomo scendeva da Gerusalemme verso Gèrico, quando incontrò i briganti.
Gli portarono via tutto, lo presero a bastonate e poi se ne andarono lasciandolo mezzo morto.
31Per caso passò di là un sacerdote; vide l'uomo ferito, passò dall'altra parte della strada e proseguì.
32Anche un levita del Tempio passò per quella strada; lo vide, lo scansò e prosegui. 33Invece un uomo della Samaria,
che era in viaggio, gli passò accanto, lo vide e ne ebbe compassione. 34Gli andò vicino, versò olio e vino sulle sue ferite e gliele fasciò.
Poi lo caricò sul suo asino, lo portò a una locanda e fece tutto il possibile per aiutarlo.
35Il giorno dopo tirò fuori due monete d'argento, le diede al padrone dell'albergo e gli disse:
"Abbi cura di lui e se spenderai di più pagherò io quando ritorno"".
36A questo punto Gesù domandò:
- Secondo te, chi di questi tre si è comportato come prossimo per quell'uomo che aveva incontrato i briganti?
37Il maestro della Legge rispose:
- Quello che ha avuto compassione di lui.
Gesù allora gli disse:
- Va' e comportati allo stesso modo.


Quindi il vero cristiano deve soccorrere il bisognoso, il malto, e cercare in tutti modi di salvargli la vita.


Quindi tutti coloro che ora cercano di far morire Eluana sono in stato di peccato grave secondo la Sacra Bibbia.

Citazioni Bibbia Tilc

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lunedì 2 febbraio 2009

PRESENTAZIONE DEL SIGNORE-OMELIA


PRESENTAZIONE DEL SIGNORE



OMELIA
Il vecchio Simeone, certo della promessa ricevuta, riconosce Gesù e la
salvezza di cui il Cristo è portatore e accetta il compiersi della sua
esistenza.
Anche Anna, questa profetessa ormai avanti negli anni, che aveva però
passato quasi tutta la sua vita in preghiera e penitenza riconosce Gesù
e sa parlare di lui a quanti lo attendono. Anna e Simeone, a differenza
di molti altri, capiscono che quel bimbo è il Messia perché i loro occhi
sono puri, la loro fede è semplice e perché, vivendo nella preghiera e
nell'adesione alla volontà del Padre, hanno conquistato la capacità di
riconoscere la ricchezza dei tempi nuovi.
Prima ancora di Simeone e Anna è la fede di Maria che permette all'amore
di Dio per noi di tramutarsi nel dono offertoci in Cristo Gesù.
Giovanni Paolo II nella "Redemptoris Mater" ci ricorda che "quello di
Simeone appare come un secondo annuncio a Maria, poiché le indica la
concreta dimensione storica nella quale il Figlio compirà la sua missione,
cioè nell'incomprensione e nel dolore" .

Meditazione del giorno

Beato Guerrico d'Igny (circa 1080-1157), abate cistercense
Discorso 1 per la purificazione della Beata Vergine Maria, 2.3.5 ; PL 185, 64-65

« I miei occhi han visto la tua salvezza »

Ecco, fratelli miei, tra le mani di Simeone, un cero acceso. Anche voi,
accendete a questa luce i vostri ceri, cioè le lucerne che il Signore vi
domanda di tenere in mano (Lc 12,35). «Guardate a lui e sarete raggianti»
(Sal 33,6), in modo da essere anche voi più che portatori di lampada, ma
addirittura delle luci che brillano dentro e fuori, per voi e per il
prossimo. Che ci sia dunque una lampada nel vostro cuore, nella
vostra mano, nella vostra bocca! La lampada nel vostro cuore brilli per
voi, la lampada nella vostra mano e nella vostra bocca brilli per il vostro
prossimo. La lampada nel vostro cuore è la devozione ispirata dalla fede;
la lampada nella vostra mano, l'esempio delle buone opere; la lampada nella
vostra bocca, la parola che edifca. Infatti non dobbiamo accontentarci di
essere delle luci agli occhi degli uomini grazie ai nostri atti e alle
nostre parole, ma dobbiamo anche brillare davanti agli angeli con la nostra
preghiera e davanti a Dio con la nostra intenzione. La nostra lampada
davanti agli angeli, è la purezza della nostra devozione che ci fa cantare
con raccoglimento o pregare con fervore alla loro presenza. La nostra
lampada davanti a Dio, è la risoluzione sincera di piacere solo a colui
davanti al quale abbiamo trovato grazia... Per accendere tutte
queste lampade, lasciatevi illuminare, fratelli miei, avvicinandovi alla
fonte della luce, cioè a Gesù che brilla tra le mani di Simeone. Egli
vuole, sicuramente, illuminare la vostra fede, fare risplendere le vostre
opere, ispirarvi parole da dire agli uomini, riempire di fervore la vostra
preghiera e purificare la vostra intenzione... E quando si spegnerà la
lampada di questa vita... vedrete la luce della vita che non si spegne,
sorgere e salire la sera con lo splendore di mezzogiorno.


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PRESENTAZIONE DI GESU' AL TEMPIO




PRESENTAZIONE DI GESU' AL TEMPIO



LUCA : 2,22-40.

Quando venne il tempo della loro purificazione secondo la Legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per offrirlo al Signore,
come è scritto nella Legge del Signore: ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore;
e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o di giovani colombi, come prescrive la Legge del Signore.
Ora a Gerusalemme c'era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e timorato di Dio, che aspettava il conforto d'Israele;
lo Spirito Santo che era sopra di lui, gli aveva preannunziato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Messia del Signore.
Mosso dunque dallo Spirito, si recò al tempio; e mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per adempiere la Legge,
lo prese tra le braccia e benedisse Dio:
«Ora lascia, o Signore, che il tuo servo vada in pace secondo la tua parola;
perché i miei occhi han visto la tua salvezza,
preparata da te davanti a tutti i popoli,
luce per illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israele».
Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui.
Simeone li benedisse e parlò a Maria, sua madre: «Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione
perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà l'anima».
C'era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto col marito sette anni dal tempo in cui era ragazza,
era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere.
Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.
Quando ebbero tutto compiuto secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nazaret.
Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era sopra di lui.







http://www.vangelodelgiorno.org/www/main.php?language=IT&localTime=02/02/2009#

martedì 6 gennaio 2009

LA SANTA EPIFANIA DEL SIGNORE




LA SANTA EPIFANIA DEL SIGNORE

D'origine orientale di questa solennità è nel suo stesso nome: "epifania", cioè rivelazione, manifestazione; i latini usavano la denominazione "festivitas declarationis" o "apparitio", col prevalente significato di rivelazione della divinità di Cristo al mondo pagano attraverso l'adorazione dei magi, ai Giudei col battesimo nelle acque del Giordano e ai discepoli col miracolo alle nozze di Cana. L'episodio dei magi, al di là di ogni possibile ricostruzione storica, possiamo considerarlo, come hanno fatto i Padri della Chiesa, il simbolo e la manifestazione della chiamata alla salvezza dei popoli pagani: i magi furono l'esplicita dichiarazione che il vangelo era da predicare a tutte le genti.
Per la Chiesa orientale ha grande rilievo il battesimo di Cristo, la "festa delle luci", come dice S. Gregorio Nazianzeno, anche come contrapposizione ad una festa pagana del "sol invictus". In realtà, sia in Oriente come in Occidente l'Epifania ha assunto il carattere di una solennità ideologica, trascendente singoli episodi storici: si celebra la manifestazione di Dio agli uomini nel suo Figlio, cioè la prima fase della redenzione. Cristo si manifesta ai pagani, ai Giudei, agli apostoli: tre momenti successivi della relazione tra Dio e l'uomo.
Al pagano è attraverso il mondo visibile che Dio parla: lo splendore del sole, l'armonia degli astri, la luce delle stelle nel firmamento sconfinato (nel cielo i magi hanno scoperto il segno divino) sono portatori di una certa presenza di Dio.
Partendo dalla natura, i pagani possono "compiere le opere della legge", poiché, come diceva S. Paolo agli abitanti di Listri, il "Dio vivente che ha fatto il cielo, la terra, il mare e tutte le cose che in essi si trovano... nelle generazioni passate ha lasciato che ogni popolo seguisse la sua strada; ma non ha cessato di dar prova di sé beneficando, concedendovi dal cielo piogge e stagioni ricche di frutti, fornendovi di cibo e riempiendo di letizia i vostri cuori" (At 14,15-17). Ora "in questi giorni, (Dio) ha parlato a noi per mezzo del Figlio, che ha costituito erede di tutte le cose e per mezzo del quale ha fatto anche il mondo " (Eb 1,2). I molti mediatori della manifestazione della divinità trovano il loro termine nella persona di Gesù di Nazaret, nel quale risplende la gloria di Dio. Perciò noi possiamo oggi esprimere "l'umile, trepidante, ma piena e gaudiosa professione della nostra fede, della nostra speranza, del nostro amore" (Paolo VI).


Autore: Piero Bargellini



http://www.santiebeati.it/dettaglio/20150

LA VISITA DEI RE MAGI



LA VISITA DEI RE MAGI



VANGELO SECONDO SAN MATTEO: 2, 1-12

2,1Gesù nacque a Betlemme, una città nella regione della Giudea, al tempo del re Erode. Dopo la sua nascita, arrivarono a Gerusalemme alcuni uomini sapienti che venivano dall'oriente 2e domandarono: "Dove si trova quel bambino, nato da poco, il re dei Giudei? In oriente abbiamo visto apparire la sua stella e siamo venuti qui per onorarlo".
3Queste parole misero in agitazione tutti gli abitanti di Gerusalemme, e specialmente il re Erode. Egli, appena lo seppe, 4radunò tutti i capi dei sacerdoti e i maestri della Legge e domandò loro:
- In quale luogo deve nascere il Messia?
5Essi risposero:
- A Betlemme, nella regione della Giudea, perché il profeta ha scritto:
6Tu Betlemme, del paese di Giudea,
non sei certo la meno importante tra le città della Giudea,
perché da te uscirà un capo
che guiderà il mio popolo, Israele.
7Allora il re Erode chiamò in segreto quei sapienti e si fece dire con esattezza quando era apparsa la stella. 8Poi li mandò a Betlemme dicendo: "Andate e cercate con ogni cura il bambino. Quando l'avrete trovato, fatemelo sapere, così anch'io andrò a onorarlo".
9- 10Ricevute queste istruzioni da parte del re, essi partirono. In viaggio, apparve ancora a quei sapienti la stella che avevano visto in oriente, ed essi furono pieni di grande gioia. La stella si muoveva davanti a loro fino a quando non arrivò sopra la casa dove si trovava il bambino. Là si fermò.
11Essi entrarono in quella casa e videro il bambino e sua madre, Maria. Si inginocchiarono e lo adorarono. Poi aprirono i bagagli e gli offrirono regali: oro, incenso e mirra.
12Più tardi, in sogno, Dio li avvertì di non tornare dal re Erode. Essi presero allora un'altra strada e ritornarono al loro paese.

Citazioni Bibbia Tilc

http://www.bibbiaedu.it/interconfessionale_note/nt/vangeli/index.html



http://groups.google.com/group/studio-biblico?hl=it

LA CIRCONCISIONE DI GESU' E LA SUA PRESENTAZIONE AL TEMPIO


IL VANGELO DELL'INFANZIA
LA CIRCONCISIONE DI GESU' E LA SUA PRESENTAZIONE AL TEMPIO
(Luca 2, 21-40)
LA CIRCONCISIONE DI GESU' (2, 21)
Scrive Luca «E quando furono compiuti gli otto giorni in capo ai quali Egli doveva essere circonciso, gli fu imposto il nome di Gesù, che gli era stato dato dall'angelo, prima che Egli fosse concepito nel seno»: questo accenno fato da Luca al rito della circoncisione di Gesù vuole informarci, oltreché del rito stesso a cui il bambino fu sottoposto come qualsiasi bambino ebreo, anche della imposizione del nome "Gesù", secondo quanto comunicato dall'angelo sia a Maria (Luca 1, 31) che a Giuseppe (Matteo 1, 21).
Alcune informazioni sul rito ebraico della circoncisione sono state date a proposito della circoncisione di Giovanni il Battezzatore (Luca 1, 59-63).
Qui aggiungeremo solo che la circoncisione non fu per la prima volta usata in Oriente dagli Ebrei per ordine di Dio (Genesi 17, 9-14), perché si tratta di una pratica molto più antica un uso presso i popoli orientali (semiti) sia per motivi presumibilmente igienici, sia come rito magico-propiziatorio per consacrare alla divinità la facoltà generativa, mediante cui si trasmette la vita.
Tra gli ebrei, però essa ebbe fin dall'inizio un significato religioso, cioè di appartenenza al popolo di Dio, legato a Dio dall'alleanza (Genesi 17, 2; Levitico 12, 3).

LA PRESENTAZIONE DI GESU' AL TEMPIO (2, 22-24)
In questa pericope Luca narra che Maria e Giuseppe ottemperarono a due precetti della Legge mosaica: al precetto dell'offerta del primogenito a Signore, che secondo Numeri 18, 15 doveva essere riscattato al 31° giorno dalla nascita, mediante il pagamento di 5 sicli; e al precetto della purificazione di Maria, che il Levitico 12, 2-8 imponeva alla donna di fare, presentasi al tempio entro 40 giorni, se il neonato era maschio, oppure entro 80, se femmina.
«E quando furono compiuti i giorni della loro purificazione, secondo la legge di Mosè »; a chi si riferisce il pronome "loro"? Grammaticalmente sembra riferirsi ai genitori, che sono il soggetto del verbo seguente "portarono". Ma, poiché in nessun passo dell'Antico Testamento si fa mai menzione o allusione a una qualche impurità che avrebbe contratto il padre alla nascita di un figlio, sembra evidente che il pronome "loro" si riferisca a Maria e Gesù, protagonisti della cerimonia.
Il termine "purificazione" (greco: kaqari\smo\j = katharìsmòs = riscatto, o semplicemente: espiazione) è stato scelto a causa di Maria, ma in modo da convenire meglio a Gesù (infatti la Settanta per indicare la purificazione della partoriente usa il termine tecnico "kathàeseos").
La legge del Levitico (12, 6-8) prescriveva che la donna nel giorno della sua purificazione offrisse in olocausto un agnello di un anno e una colomba o tortora, ma, se era povera, era sufficiente che offrisse due colombi o tortore, come fece appunto Maria.
La cerimonia della purificazione si svolgeva così: giunta la donna al tempio presso la porta di Nicanore, il sacerdote di turno l'aspergeva con sangue e recitava su di essa alcune preghiere; quindi seguiva l'offerta stabilita per la purificazione e il pagamento dei cinque sicli per il riscatto del primogenito, che apparteneva a Dio (Esodo 13, 2.12.15; 22, 29; 34, 19; Numeri 3, 13; 8, 16-17; 18, 15). Perché Gesù, concepito per opera dello Spirito Santo e Figlio di Dio, e Dio lui stesso, che non era perciò tenuto ad offrire al Padre né a se stesso alcun riscatto, e perché Maria, che, non avendo concepito col concorso d'uomo, non aveva contratto alcuna impurità legale alla nascita del Figlio, si sottoponeva alla luce comune a tutti i figli maschi primogeniti?
Probabilmente, perché il mistero della nascita miracolosa di Gesù e della sua divina natura non doveva essere rivelato. D'altra parte la Legge parlava chiaro di quest'obbligo per tutti i primogeniti (Numeri 8, 16) e Gesù si trovava in questa condizione. Per questo Maria e Gesù si sottomisero alla Legge (Numeri 18, 15-16).

Mentre Maria e Giuseppe erano nel tempio col bambino Gesù, avvennero due fatti singolari.
L'APPARIZIONE DI SIMEONE E ANNA NEL TEMPIO (Luca 2, 25-38).
Viveva in quel tempo a Gerusalemme « un uomo di nome Simeone» (o Simone, ebraico: esaudimento?), di cui si dice che «era giusto e timorato di Dio », cioè osservante della Legge e pio, avanzato d'età, il quale aveva una fede talmente forte, malgrado le umiliazioni del popolo sottomesso ai Romani, «aspettava la consolazione d'Israele»; questa è un'espressione astratta per indicare Colui che i profeti avevano annunziato come "Consolatore, cioè il Messia (cfr. Isaia 41, 1.3; 66, 13; Aggeo 2, 7-9).
«E lo Spirito Santo era sopra di lui»: si tratta dello Spirito di profezia, che era tornato, dopo 400 anni circa, a risvegliare l'attesa messianica tra gli Ebrei e prepararli alla venuta del Messia.
A Simeone «era stato rivelato dallo Spirito Santo che non vedrebbe la morte prima d'aver veduto (coi suoi occhi) il Cristo (cioè l'Unto) del Signore: "vedere la morte" è un'espressione semitica per dire "morire".
Egli, quel giorno, « mosso dallo Spirito, venne nel tempio», cioè nel recinto del tempio (greco: iero/n = ieròn; mentre il tempio propriamente detto, riservato ai soli sacerdoti, era detto nao\j = naòs), e vi giunse proprio mentre « i genitori vi portavano il bambino Gesù», cioè appena vi erano appena entrati.
Egli, per illuminazione divina, comprese che quel bambino era l'Atteso di Israele, perciò « se lo prese anch'egli tra le braccia e benedisse Iddio», cioè lo ringraziò per averlo privilegiato non solo di vedere ma anche di toccare e tenere tra le braccia il bambino, cioè il Messia.
Esplose così nel cantico, chiamato "Nunc Dimittis", dalle prime parole in latino.
Informazioni sulla paternità di Simeone di questo cantico possono trovarsi in articoli precedenti a proposito del cantico di Zaccaria ("Benedictus") e di Maria ("Magnificat").
«Ora, o mio (manca nel testo greco) Signore tu lasci andare in pace il tuo servo, secondo la tua parola»: da notare il contrasto tra "Signore" (greco: despo\thj = despòtes, cioè padrone assoluto e proprietario) e "servo" (dou\loj = doùlos = schiavo servitore). Inoltre "tu lascia andare in pace": in greco c'è il verbo "apolùeis", usato spesso per indicare la liberazione di un prigioniero, il congedo di truppe, il cambio della sentinella, ma il cui significato è "disciogli": Simeone infatti sembra ritenere la morte come uno scioglimento di lacci, una liberazione dalle pene della vita, e se stesso, essendo Dio padrone dell'uomo, come uno schiavo ubbidiente disposto a fare la sua volontà.
"La parola", a cui Simeone allude, è senza dubbio quella con cui lo Spirito Santo gli aveva dichiarato che non sarebbe morto prima di aver veduto il Messia (Cristo) Signore. Questa promessa gli aveva riempito l'anima di una tale gioia e pace, che ora non desiderava vivere più a lungo, avendo visto realizzate le sue speranze.
«Poiché gli occhi miei han veduto la tua salvezza»: "salvezza" (in greco: swthri/an = soterìan), poiché nel Messia si realizzavano tutte le promesse messianiche e si accumulavano tutte le benedizioni della redenzione.
Ma questa salvezza è detta "tua", perché Dio ne ha formato il disegno e tutto ha fatto cooperare al suo adempimento (Romani 3, 22).
«Che hai preparato dinanzi a tutti i popoli»: quindi, non solo per gli ebrei, come avevano annunziato anche i profeti antichi (Isaia 2, 2-3; 11, 10 ecc.; Ezechiele 16, 61; Amos 9, 12; Michea 4, 1-2 ecc.).
«Per essere luce da illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israele»: il salvatore fu "luce" per i gentili, che difettavano della rivelazione soprannaturale, data agli Ebrei, mediante la verità che ha annunziato (2 Corinzi 3, 14-18), e che ha mostrato loro la via della pace; fu "gloria" invece per gli Ebrei, perché il Messia è provenuto da loro.
«E il padre e la madre di Gesù restavano meravigliati delle cose che diceva di lui (cioè del loro bambino)»: tale meraviglia proveniva loro dall'armonia straordinaria di testimonianze sullo stesso soggetto proveniente da fatti verificatisi nei più diversi ambienti e dalle parole dette dalle persone più diverse (angelo, sogno di Giuseppe, messaggio ai pastori, e le affermazioni di Simeone).
«E Simeone li benedisse (cioè si rallegrò e congratulò con loro, chiamandoli "beati") e disse a Maria, madre di lui: Ecco, questi è posto a caduta e rialzamento di molti in Israele»: è chiara l'allusione a Isaia 8, 14-15.18; 28, 16.
Chi crederà in Cristo otterrà salvezza ("rialzamento"), chi non crederà cadrà e si perderà (Romani 9, 33; 1 Pietro 2, 6-8).
Questa della "pietra" è la prima delle immagini.
«E per segno a cui si contraddirà»: è questa la seconda immagine o paragone.
"il segno" o vessillo si innalza per annunziare un avvenimento o segnalare un pericolo, e attorno ad esso si riuniscono tutti. Cristo sarà un segno per l'umanità, come lo sarà per gli ebrei: tutti di fronte a Lui dovranno assumere la loro posizione, o pro o contro di lui.
Come "segno" che dividerà l'umanità in due campi, il Messia farà in modo che « i pensieri di molti cuori siano rivelati»: "i pensieri" (greco : dialogismo\i = dialoghismòi) sono da intendersi come pensieri non buoni, malvagi, intenti cattivi.
«E a te stessa una spada trapasserà l'anima»: è la terza immagine o paragone.
"La spada" (greco: r¥onfai¢a = romphaia) è la spada a doppio taglio, acuto e penetrante che in genere è identificata con la Parola di Dio (Apocalisse 19, 13; Ebrei 4, 12). Questo inciso, riguardante Maria, si trova in un contesto, che riguarda "i pensieri", e malvagi per giunta; sembra quindi che la "spada" servirà a mettere a nudo i pensieri di Maria.
Anche essa, infatti, durante la vita, andò soggetta a dubbi circa suo Figlio, se fosse o no il Messia (cfr. Luca 2, 50; Marco 3, 21.31-35; Matteo 10, 36; Giovanni 7, 5). Quindi queste parole non profetizzano la sofferenza di Maria assieme a Gesù.

In quel tempo viveva « anche Anna» (ebraico: grazia, misericordia), « profetessa» (come Maria, sorella di Mosè, Esodo 15, 20; come Debora, Giudici 4, 4; come Hulda 2 Re 22, 14; 2 Cronache 24, 22), quindi conosceva e predicava l'avvenire e difendeva la Legge di Dio nei suoi discorsi o colloqui, riprendendo il vizio e incoraggiando la virtù; « figliuola di Fanuel (ebraico: faccia di Dio), della tribù di Aser, la quale era molto attempata», cioè molto avanti con gli anni. « Dopo esser vissuta col marito sette anni della sua verginità, era rimasta vedova ed aveva raggiunto gli ottantaquattro anni»: espressione che rende incerto se voglia dire che aveva 84 anni, oppure se era vissuta 84 anni dopo la morte del marito col quale era stata sposata sette anni (in questo caso 84 di vedovanza, più sette di matrimonio, più quindici oppure 13 di verginità, darebbe un'età di 106/104 anni.
«Ella non si dipartiva mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e orazioni »: secondo alcuni Anna avrebbe abitato assieme ad altre donne in una delle abitazioni annesse ai cortili del tempio, perché addette ad alcuni servizi ("sodo 38, 8; 1 Samuele 1, 22; Numeri 4, 23; 8, 24); ma sembra meglio ritenere che Luca voglia dire che passava gran parte del giorno nel tempio, avendo consacrato tutta la sua vita al Signore e trascorrendola in preghiera giorno e notte e nei digiuni.
«Sopraggiunta in quella stessa ora» dove si trovavano Simeone, Maria e Giuseppe col bambino Gesù, «lodava anch'ella Dio », perché dava compimento alle profezie con l'invio dell'atteso Messia, «e parlava del bambino », cioè del Messia, «a tutti quelli che aspettavano la redenzione (cioè il redentore) di Gerusalemme » (altri leggono: a tutti quelli che in Gerusalemme aspettavano la redenzione).

(vers. 38-40) Maria e Giuseppe « come ebbero adempiute a tutte le prescrizioni della legge del Signore, tornarono in Galilea, a Nazareth, loro città». Secondo il Vangelo di Matteo (2, 1 seg.) avvennero poi altri vari fatti (visita dei Magi, strage degli innocenti, fuga e ritorno dall'Egitto e dimora a Nazareth) che Luca non narra. Or i fatti narrati da Matteo debbono essere avvenuti subito dopo la presentazione al tempio, e così noi li tratteremo.
Luca poi conclude, dando un laconico accenno alla fanciullezza di Gesù a Nazareth, e dice: « E il bambino cresceva e si fortificava, essendo ripieno di sapienza; e la grazia di Dio era sopra lui». Così è descritto lo sviluppo intellettuale (greco: sofi/a = sophìa) di Gesù, quello fisico (greco huÃcanen = eùcsanen) e quello morale (greco xa/riti = kàriti) dai primi mesi ai 12 anni.
Inoltre la frase "e la grazia di Dio era sopra di lui" afferma che egli si distingueva fra gli altri bambini per i doni e le grazie, che mostrava a tutti come fosse il favorito di Dio.



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