GESU' FIGLIO DI DIO NOSTRO SALVATORE

GESU' FIGLIO DI DIO NOSTRO SALVATORE
Gesù non ha bisogno di noi, noi abbiamo bisogno di Lui!

IL VECCHIO E NUOVO TESTAMENTO,LA PATRISTICA, SANTI CRISTIANI,PREGHIERE,LITURGIA E SPIRITUALITA' CRISTIANA.

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martedì 6 gennaio 2009

LA SANTA EPIFANIA DEL SIGNORE




LA SANTA EPIFANIA DEL SIGNORE

D'origine orientale di questa solennità è nel suo stesso nome: "epifania", cioè rivelazione, manifestazione; i latini usavano la denominazione "festivitas declarationis" o "apparitio", col prevalente significato di rivelazione della divinità di Cristo al mondo pagano attraverso l'adorazione dei magi, ai Giudei col battesimo nelle acque del Giordano e ai discepoli col miracolo alle nozze di Cana. L'episodio dei magi, al di là di ogni possibile ricostruzione storica, possiamo considerarlo, come hanno fatto i Padri della Chiesa, il simbolo e la manifestazione della chiamata alla salvezza dei popoli pagani: i magi furono l'esplicita dichiarazione che il vangelo era da predicare a tutte le genti.
Per la Chiesa orientale ha grande rilievo il battesimo di Cristo, la "festa delle luci", come dice S. Gregorio Nazianzeno, anche come contrapposizione ad una festa pagana del "sol invictus". In realtà, sia in Oriente come in Occidente l'Epifania ha assunto il carattere di una solennità ideologica, trascendente singoli episodi storici: si celebra la manifestazione di Dio agli uomini nel suo Figlio, cioè la prima fase della redenzione. Cristo si manifesta ai pagani, ai Giudei, agli apostoli: tre momenti successivi della relazione tra Dio e l'uomo.
Al pagano è attraverso il mondo visibile che Dio parla: lo splendore del sole, l'armonia degli astri, la luce delle stelle nel firmamento sconfinato (nel cielo i magi hanno scoperto il segno divino) sono portatori di una certa presenza di Dio.
Partendo dalla natura, i pagani possono "compiere le opere della legge", poiché, come diceva S. Paolo agli abitanti di Listri, il "Dio vivente che ha fatto il cielo, la terra, il mare e tutte le cose che in essi si trovano... nelle generazioni passate ha lasciato che ogni popolo seguisse la sua strada; ma non ha cessato di dar prova di sé beneficando, concedendovi dal cielo piogge e stagioni ricche di frutti, fornendovi di cibo e riempiendo di letizia i vostri cuori" (At 14,15-17). Ora "in questi giorni, (Dio) ha parlato a noi per mezzo del Figlio, che ha costituito erede di tutte le cose e per mezzo del quale ha fatto anche il mondo " (Eb 1,2). I molti mediatori della manifestazione della divinità trovano il loro termine nella persona di Gesù di Nazaret, nel quale risplende la gloria di Dio. Perciò noi possiamo oggi esprimere "l'umile, trepidante, ma piena e gaudiosa professione della nostra fede, della nostra speranza, del nostro amore" (Paolo VI).


Autore: Piero Bargellini



http://www.santiebeati.it/dettaglio/20150

SANTA FAMIGLIA DI GESU'



28 Dicembre
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SANTA FAMIGLIA DI GESÙ

MARIA E GIUSEPPE

(Festa)



La festa della Sacra Famiglia nella liturgia cattolica, nel secolo XVII veniva celebrata localmente; papa Leone XIII nel 1895, la fissò alla terza domenica dopo l’Epifania “omnibus potentibus”, ma fu papa Benedetto XV che nel 1921 la estese a tutta la Chiesa, fissandola alla domenica compresa nell’ottava dell’Epifania; papa Giovanni XXIII la spostò alla prima domenica dopo l’Epifania; attualmente è celebrata nella domenica dopo il Santo Natale.

La celebrazione fu istituita per dare un esempio e un impulso all’istituzione della famiglia, cardine del vivere sociale e cristiano, prendendo a riferimento i tre personaggi che la componevano, figure eccezionali sì ma con tutte le caratteristiche di ogni essere umano e con le problematiche di ogni famiglia.

Numerose Congregazioni religiose sia maschili che femminili, sono intitolate alla Sacra Famiglia, in buona parte fondate nei secoli XIX e XX; come: le “Suore della Sacra Famiglia”, fondate a Bordeaux nel 1820 dall’abate P.B.Noailles, dette anche ‘Suore di Loreto’; le “Suore della Sacra Famiglia di Nazareth” fondate nel 1875 a Roma, dalla polacca Siedliska; le “Piccole Suore della Sacra Famiglia” fondate nel 1892, dal beato Nascimbeni a Castelletto di Brenzone (Verona); i “Preti e fratelli della Sacra Famiglia” fondati nel 1856 a Martinengo, dalla beata Paola Elisabetta Cerioli; i “Figli della Sacra Famiglia” fondati nel 1864 in Spagna da José Mananet e tante altre.



Benedetto XVI : Angelus - Piazza San Pietro - Domenica, 31 dicembre 2006



Cari fratelli e sorelle!



In quest’ultima domenica dell’anno celebriamo la festa della Santa Famiglia di Nazaret. Con gioia rivolgo un saluto a tutte le famiglie del mondo, augurando loro la pace e l’amore che Gesù ci ha donato, venendo tra noi nel Natale. Nel Vangelo non troviamo discorsi sulla famiglia, ma un avvenimento che vale più di ogni parola: Dio ha voluto nascere e crescere in una famiglia umana. In questo modo l’ha consacrata come prima e ordinaria via del suo incontro con l’umanità. Nella vita trascorsa a Nazaret, Gesù ha onorato la Vergine Maria e il giusto Giuseppe, rimanendo sottomesso alla loro autorità per tutto il tempo della sua infanzia e adolescenza (cfr Lc 2,51-52). In tal modo ha messo in luce il valore primario della famiglia nell’educazione della persona. Da Maria e Giuseppe Gesù è stato introdotto nella comunità religiosa, frequentando la sinagoga di Nazaret. Con loro ha imparato a fare il pellegrinaggio a Gerusalemme. Quando ebbe dodici anni, rimase nel Tempio, e i suoi genitori impiegarono ben tre giorni per ritrovarlo. Con quel gesto fece loro comprendere che egli si doveva “occupare delle cose del Padre suo”, cioè della missione affidatagli da Dio (cfr Lc 2,41-52).

Questo episodio evangelico rivela la più autentica e profonda vocazione della famiglia: quella cioè di accompagnare ogni suo componente nel cammino di scoperta di Dio e del disegno che Egli ha predisposto nei suoi riguardi. Maria e Giuseppe hanno educato Gesù prima di tutto con il loro esempio: nei suoi Genitori, Egli ha conosciuto tutta la bellezza della fede, dell’amore per Dio e per la sua Legge, come pure le esigenze della giustizia, che trova pieno compimento nell’amore (cfr Rm 13,10). Da loro ha imparato che in primo luogo occorre fare la volontà di Dio, e che il legame spirituale vale più di quello del sangue. La santa Famiglia di Nazaret è veramente il “prototipo” di ogni famiglia cristiana che, unita nel Sacramento del matrimonio e nutrita dalla Parola e dall’Eucaristia, è chiamata a realizzare la stupenda vocazione e missione di essere cellula viva non solo della società, ma della Chiesa, segno e strumento di unità per tutto il genere umano.

Invochiamo ora insieme la protezione di Maria Santissima e di san Giuseppe per ogni famiglia, specialmente per quelle in difficoltà. Le sostengano perchè sappiano resistere alle spinte disgregatrici di una certa cultura contemporanea, che mina le basi stesse dell’istituto familiare. Aiutino le famiglie cristiane ad essere, in ogni parte del mondo, immagine viva dell’amore di Dio.



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Preghiera alla Santa Famiglia dettata da Papa Giovanni Paolo II:



“O Santa Famiglia di Nazareth, comunità d’amore di Gesù, Maria e Giuseppe

modello e ideale di ogni famiglia cristiana, a te affidiamo le nostre famiglie.

Apri il cuore di ogni focolare domestico alla fede, all’accoglienza della Parola di Dio,

alla testimonianza cristiana, perché diventi sorgente di nuove e sante vocazioni.

Disponi le menti dei genitori, affinché con carità sollecita, cura sapiente e pietà amorevole, siano per i figli guide sicure verso i beni spirituali ed eterni.

Suscita nell’animo dei giovani una coscienza retta ed una volontà libera,

perché crescendo in sapienza, età e grazia,

accolgano generosamente il dono della vocazione divina.

Santa Famiglia di Nazareth, fa’ che tutti, contemplando ed imitando la preghiera assidua, l’obbedienza generosa, la povertà dignitosa e la purezza verginale vissuta in te,

ci disponiamo a compiere la volontà di Dio e ad accompagnare con previdente delicatezza

quanti tra noi sono chiamati a seguire più da vicino il Signore Gesù,

che per noi ha dato sé stesso. Amen”. (Omelia 26.121993).






http://www.vangelodelgiorno.org/www/main.php?language=IT&localTime=12/28/2008#

domenica 30 novembre 2008

SANTA TERESA D'AVILA

SANTA TERESA D'AVILA








15 OTTOBRE
SANTA TERESA D'AVILA
Vergine e Dottore della Chiesa
(1515-1582)
Memoria




Teresa de Cepeda y de Ahumada, fin da fanciulla, dimostrò una spiccata tendenza alla vita contemplativa e anacoretica. Lettrice assidua specialmente dei Padri, aveva attinto da san Girolamo la sua vocazione religiosa. Il Carmelo della sua città, Avila, quando vi entrò, praticava come molti altri un’osservanza assai mitigata. Teresa si sottomise alle pratiche più rigorose prima di intraprendere la sua vasta opera di riforma con l’aiuto di san Giovanni della Croce. Nonostante l’assorbente attività che dovette esplicare nella formazione dei nuovi conventi, e malgrado le considerevoli difficoltà che dovette affrontare, Teresa giunse alla vetta della vita mistica. Ne danno prova i suoi scritti: Il cammino della perfezione, Le fondazioni, Il libro della sua vita, Il Castello inte­riore, le lettere, le poesie. L’ascesi cristiana è corrispondenza allo Spirito Santo che dal battesimo lavora in ognuno di noi per renderci conformi all’immagine del Figlio di Dio. Figura intensamente umana, Teresa era donna di profondo buon senso, di carattere simpatico, gioviale, ma tenace, abile nell’adattarsi alle circostanze, gioiosa e sorridente, di grande talento organizzativo. Morì la notte del 4 ottobre 1582, proprio nell’anno in cui la correzione del calendario fatta da papa Gregorio XIII fece seguire immediatamente il 15 ottobre. La sua profonda dottrina spirituale, attinta in gran parte a sant’Agostino e a san Gregorio Magno, le ha meritato d’essere dichiarata da Paolo VI nel 1970 «Dottore della Chiesa».


Ricordiamoci sempre dell'amore di Cristo

Dalle «Opere» di santa Teresa di Gesù, Vergine
(Opusc. «Il libro della vita», cap. 22, 6-7, 14)
Chi ha come amico Cristo Gesù e segue un capitano così magnanimo come lui, può certo sopportare ogni cosa; Gesù infatti aiuta e dà forza, non viene mai meno ed ama sinceramente. Infatti ha sempre riconosciuto e tuttora vedo chiaramente che non possiamo piacere a Dio e da lui ricevere grandi grazie, se non per le mani della sacratissima umanità di Cristo, nella quale egli ha detto di compiacersi.
Ne ho fatto molte volte l'esperienza, e me l'ha detto il Signore stesso. Ho visto nettamente che dobbiamo passare per questa porta, se desideriamo che la somma Maestà ci mostri i suoi grandi segreti. Non bisogna cercare altra strada, anche se si è raggiunto il vertice della contemplazione, perché per questa via si è sicuri. E' da lui, Signore nostro, che ci vengono tutti i beni. Egli ci istruirà.
Meditando la sua vita, non si troverà modello più perfetto. Che cosa possiamo desiderare di più, quando abbiamo al fianco un così buon amico che non ci abbandona mai nelle tribolazioni e nelle sventure, come fanno gli amici del mondo? Beato colui che lo ama per davvero e lo ha sempre con sé! Guardiamo il glorioso apostolo Paolo che non poteva fare a meno di avere sempre sulla bocca il nome di Gesù, perché l'aveva ben fisso nel cuore. Conosciuta questa verità, ho considerato e ho appreso che alcuni santi molto contemplativi, come Francesco, Antonio da Padova, Bernardo, Caterina da Siena, non hanno seguito altro cammino. Bisogna percorrere questa strada con grande libertà, abbandonandoci nelle mani di Dio. Se egli desidera innalzarci fra i principi della sua corte, accettiamo volentieri tale grazia.
Ogni volta poi, che pensiamo a Cristo, ricordiamoci dell'amore che lo ha spinto a concederci tante grazie e dell'accesa carità che Dio ci ha mostrato dandoci in lui un pegno della tenerezza con cui ci segue: amore infatti domanda amore. Perciò sforziamoci di considerare questa verità e di eccitarci ad amare. Se il Signore ci facesse la grazia, una volta, di imprimerci nel cuore questo amore, tutto ci diverrebbe facile e faremmo molto, in breve e senza fatica.



http://www.maranatha.it/Feriale/santiProprio/1015Text.htm

SANTA TERESA LISIEUX

LA VITA


SANTA TERESA LISIEUX

Teresa Martin Nasce ad Alencon il 2 gennaio 1873 da Luigi e Zelia Martin e viene battezzata nella chiesa di Notre-Dame il 4 gennaio con i nomi di Maria Francesca Teresa.

Teresa è l'ultima di nove figli, ma all'epoca la mortalità infantile era molto alta e quattro figli ( due bambini e due bambine) muoiono in tenera età.Restano 5 figlie: Maria nata nel 1860, Paolina nata nel 1861, Leonia nel 1863, Celina nel 1869 e la piccola Teresa. La famiglia di Teresa era profondamente cattolica comunicando ai figli le loro convinzioni religiose.

Quattro entrarono nel Carmelo di Lisieux e una, Leonia, alla Visitazione di Caen.

Era inoltre una famiglia agiata, gestivano un laboratorio di pizzi ad Alencon.Quando nasce Teresa la famiglia viveva in una bella casa, confortevole e con un bel giardino. Teresa si rivela subito sensibile ma molto testarda.

L'incanto di questa infanzia priva di preoccupazioni si rompe con la morte della mamma a causa di un cancro incurabile la quale muore, dopo mesi di strazio, il 28 agosto 1877. Le figlie si stringono le une alle altre, Celina si butta nelle braccia di Maria dicendo:" Tu sarai mia madre", Teresa fa altrettanto con Paolina: aveva quattro anni e nove mesi.



Il fratello della mamma, Isidoro Guerin, e soprattutto sua moglie, la zia Elisa, si mettono a disposizione del vedovo per aiutare le figlie. Luigi Martin si trasferisce a Lisieux, una piccola cittadina della Normandia, a nord di Alencon e vanno ad abitare in una villa di periferia, denominata i Buissonnets (piccoli cespugli). La famiglia supera lentamente la perdita della mamma. In quegli anni Teresa vede il mare, fa la sua prima confessione, assiste alla prima comunione di Celina. Nell'ottobre del 1881, Teresa raggiunge Celina presso le suore benedettine come semipensionante. Vi resta per 5 anni ma non si trova a suo agio.

In questo periodo si avvicinò alla grazia dell'Eucarestia: fece la prima e la seconda comunione e ricevette il sacramento della confermazione.

A nove anni,quando apprende per puro caso che la sorella Paolina entrerà al Carmelo,pensa seriamente di imitarla e ne parla con madre Maria Gonzaga,superiore del Carmelo di Lisieux. La partenza di Paolina scatena una grossa crisi affettiva che mette a dura prova la salute di Teresa. Inoltre, il giorno di Pasqua del 1883,il papà, Maria e Leonia si recano a Parigi lasciando Teresa e Celina con gli zii.

La crisi raggiunge l'apice, Teresa si sente abbandonata. La coglie un tremore incontrollabile che fa pensare che per lei la morte sia ormai vicina. Le fu vicina Maria che, disperata, chiese alla Vergine la sua guarigione. Il 13 maggio 1883 avvenne il miracolo tanto sperato: ad un tratto la statua si animò e la Vergine, di una bellezza straordinaria, si avvicinò a Teresa e le sorrise. Tutte le pene della ragazza erano improvvisamente sparite. La guarigione,tuttavia,non era ancora completa. Teresa era troppo attaccata alla famiglia per un eccesso di sensibilità ed aveva un amore troppo grande per la mamma morta prematuramente. Quando nel 1885 la sorella Celina terminò gli studi presso le benedettine,il padre dovette ritirare anche lei ed inviarla a lezione private.

D'altro canto la sua fragile psicologia era messa a dura prova: dopo Paolina,aveva lasciato la casa Maria,il suo sostegno,la sua confidente.Teresa dovrebbe odiare il Carmelo,che le sottrae uno a uno i suoi punti di riferimento. Al contrario ella sogna sempre di potervi entrare, non per raggiungere le due sorelle,ma perchè Gesù quì la chiama.La vera guarigione dei suoi traumi infantili la ottiene la notte di Natale 1886.





La famiglia al completo è stata alla messa di mezzanotte nella cattedrale di Saint-Pièrre.

Al ritorno a casa era prevista un'altra cerimonia: l'apertura dei doni di Natale,contenuti nella magica scarpina nel caminetto della cucina.Ma in quella notte l'incanto si spezza.Mentre Teresa sale la scaletta che porta al primo piano,per cambiarsi d'abito,il papà,stanco,non riesce a trattenersi:" E' una sorpresa troppo puerile per una giovinetta già grande come Teresa;spero che quest'anno sarà l'ultimo!".

Teresa sente,i suoi occhi si riempiono di lacrime,mentre la sorella Celina le dice sottovoce:" Non tornare giù subito;piangeresti troppo guardando le sorprese alla presenza del babbo". Ma Teresa è ormai cambiata:dopo aver deposto il suo mantello,scende con un sorriso smagliante. "Gesù fece in un istante il lavoro che io non avevo saputo compiere in dieci anni,accontentandosi della mia buona volontà che non mi venne mai meno". Aveva superato il suo egocentrismo.

L'anno 1887 è per Teresa un anno di crescita fisica,intellettuale,morale. Ella si rafforza sempre di più nella convinzione che deve entrare al Carmelo più presto possibile per pregare e donare la propria vita per i peccatori.

Di questa vocazione,ella ha già parlato il 29 maggio,domenica di Pentecoste,a suo padre,il quale in un primo momento solleva delle difficoltà per la giovane età della ragazza,ma poi acconsente. Egli permette che Leonia tenti per la seconda volta di accostarsi alla vita religiosa presso la Visitazione di Caen. Al Carmelo di Lisieux,Paolina (divenuta suor Agnese di Gesù) approva il desiderio di Teresa,seguita in questo da tutta la comunità. Invece lo zio Isidoro Guerin,che dopo la morte della mamma è il tutore legale delle sue nipoti, vi si oppone decisamente.Ma c'è un ostacolo ancor più grave,quello del superiore del Carmelo:monsignor Delatroette,che non accetta nessun postulante prima dei ventuno anni. Anche il ricorso al vescovo di Bayeux ottiene un rifiuto. Troppo giovane. Non resta che il ricorso al Santo Padre e questa ragazzina di 14 anni non esita un solo istante a convincere suo padre perché la porti a Roma dal papa.

Il 4 novembre 1887,Louis Martin parte con le figlie Celina e Teresa per un grande viaggio in Italia. A Parigi raggiungono un pellegrinaggio di quasi duecento persone,a cui partecipano parecchi sacerdoti,che vanno a Roma per rendere omaggio a papa Leone XIII.Attraversata la Svizzera, si passa da Milano,Venezia,Padova,Firenze,Loreto.Il 13 novembre arrivano a Roma e si trattengono una decina di giorni.Celina e Teresa sono entusiaste per i ricordi dei martiri e la visita di tante chiese,catacombe e monumenti.Ma il pensiero di Teresa è concentrato sull'udienza del Santo Padre,che ha luogo il 20 novembre. Il pontefice,alla sua richiesta, le disse:" Va bene,voi entrerete se il buon Dio lo vuole."

Grazie all'aiuto di monsignor Reverony il 28 dicembre il vescovo concede l'autorizzazione a Teresa di entrare al Carmelo; cosa che si verificherà il 9 aprile 1888.

Nel viaggio a Roma Teresa aveva visto quanti preti fragili e bisognosi di aiuto spirituale ci fossero; da lì ella decise che una volta entrata al Carmelo avrebbe offerto le sue preghiere per la santificazione del clero.

Ciò che Paolina fece a venti anni e Maria a ventisei, Teresa lo fece a quindici.Il mattino del 9 aprile ella entra al Carmelo di Lisieux per restarvi tutta la vita con il nome di Teresa di Gesù Bambino.

Il Carmelo di Lisieux fu fondato nel 1838. Sorge alle spalle della piccola cappella che contiene le ossa della santa.E' un convento povero e modesto,dalle mura di mattoni rossi.E' a forma di quadrato con un chiostro,che delimita un prato verde e un Calvario.Al di là dell'ala sud del chiostro si estende un bel giardino,con un viale di castagni,lungo il quale le suore passano momenti di distensione.Ma che cosa spinge questa fanciulla di quindici anni a infrangere le griglie di un Carmelo? L'amore e solo l'amore. Teresa vuole questo deserto arido per donare al suo amato Bene la prova del suo grande amore:"Gesù,io voglio amarvi tanto.Amarvi più di quanto non siate mai stato amato".Teresa scrive queste parole nove mesi dopo il suo ingresso al Carmelo:sta per compiere sedici anni.

Teresa non sa che la sua folle avventura d'amore si svolgerà nello spazio temporale di nove anni.Solo Dio lo sa,che prepara in segreto"la più grande santa dei tempi moderni".Se il seme di grano non muore non può dare molti frutti.Teresa vive in una comunità di ventisei religiose,tra le quali le due sorelle Paolina e Maria,con i rispettivi nomi di suor Agnese di Gesù e suor Maria del Sacro Cuore.Da esse,però,prende le distanze,perché è consapevole di essere venuta al Carmelo solo per Gesù.Nei compiti che le affidano(cucito,pulizia del chiostro e delle scale,giardinaggio)non eccelle per perizia.La superiora,madre Maria Gonzaga,è piuttosto esigente e non le risparmia umiliazioni.Ella è sottoposta ad un tormento continuo di punzecchiature di aghi di spillo.Confessa,con amarezza,di provare per le religiose che la circondano una specie di repulsione.Se almeno Gesù la consolasse nella preghiera.Ma il grande amico tace e la lascia nell'aridità.in queste condizioni le due ore del giornaliere di orazione mentale le riescono dure,tanto che spesso è vinta dal sonno.

Nella monotonia di questo primo inverno,il 10 gennaio 1889 brilla un raggio di luce:per la sua vestizione Teresa ha la gioia di avere al fianco il suo re.Il signor Martin conduce all'altare la sua figlia prediletta,in un lungo abito di velluto bianco,con i suoi capelli biondi sciolti sulle spalle.Durante la cerimonia ella veste un saio di colore grigio,lo scapolare del Carmelo, il velo bianco di novizia.Ma ben presto Teresa comprende che il suo sposo chiede molto a coloro che sono scelti da lui.Un mese dopo la festa della vestizione,il signor Martin deve essere internato all'ospedale psichiatrico di Caen."In quel giorno io non avrei potuto soffrire di più".In città si dice che la responsabilità della malattia mentale del signor Martin è delle figlie che l'hanno abbandonato,soprattutto della più giovane che era la sua diletta.E' da quel momento che Teresa si firma:Teresa di Gesù Bambino del Santo Volto. Il Santo Volto!Questa immagine la insegue,come il grido di Gesù dalla croce:"Ho sete".

Durante la malattia del papà si convince sempre più che solo la croce può salvare le anime.Quale migliore preparazione per la sua consacrazione totale e definitiva nella professione perpetua dell'8 settembre 1890? La vigilia è presa dal panico:"E se non avessi la vocazione?".Ma il mattino delle nozze è inondata da un fiume di pace,nonostante l'assenza del padre degente in ospedale.Sul suo cuore porta un biglietto di ventiquattro righe,nel quale ha scritto:" Gesù mio sposo divino,prendimi piuttosto che io compia la più leggera mancanza volontaria.Io cerco solo te".Ella presto compirà 18 anni ma sta passando momenti difficili. Tuttavia non perde nessuna occasione per provare a Gesù il suo amore:rende in segreto dei piccoli servizi alle consorelle,prende il posto-come al lavatoio-che le altre evitano;si presenta con volto sorridente quando ha il cuore gonfio,accetta delle accuse ingiuste. Vi sono delle ore nelle quali sembra che tutto crolli.

Ed è proprio in questo periodo,durante il ritiro spirituale(dal 7 al 15 ottobre 1891),che padre Alessio Prou (francescano) la spinge sulle ali della confidenza e dell'amore.Amore e confidenza:sono le parole della sua vita.I tempi stringono.nell'inverno 1891-1892,una terribile epidemia d'influenza si abbatte sulla comunità.Teresa non è risparmiata e si dona tutta per assistere le sue consorelle:a diciannove anni ella sorprende per la sua maturità di donna.Ma è soprattutto nel suo spirito che si accelera quella corsa da gigante cominciata a quattordici anni,la notte di Natale del 1886.La sorella Paolina,divenuta priora del Carmelo il 20 febbraio 1893,la delega come assistente della maestra alle novizie.Ha solo 20 anni ed è consapevole della sua insufficienza per un compito così delicato,ma si rimette completamente all'aiuto di Dio.Sotto la spinta del nuovo compito elabora (sulla fine del 1894) i primi elementi di una dottrina nuova,ben diritta:la via dell'infanzia spirituale,che consiste nell'abbandonarsi completamente nelle mani del Signore,nel riconoscere la propria fragilità,confidando ciecamente nella bontà di Dio,che è infinita misericordia.

Il 1895 è un anno meraviglioso nella vita di Teresa e sono meravigliosi anche i suoi ventidue anni.Negli anni di sofferenza,trascorsi nel silenzio,nel raccoglimento,nella preghiera ha compreso che la santità non è la scalata dell'Himalaya,ma un ascensore di cui Dio si serve per portarci in alto. Inizia a scrivere la sua autobiografia: Storia di un'anima che,nel linguaggio del Cantico dei cantici,è un inno di riconoscenza all'infinita misericordia di Dio,che l'ha ricolmata di grazie.

Nel giugno 1895,d'improvviso,durante la messa della Trinità,Teresa si sente spinta a offrirsi vittima di olocausto all'amore misericordioso del suo Dio.Nel settembre del 1896 in un documento molto importante scriverà:"Sì, ho trovato il mio posto nella Chiesa e questo,mio Dio,me l'hai dato tu...nel cuore della Chiesa,mia madre,io sarò l'Amore...così sarò tutto...e il mio sogno sarà realizzato".

La sera del giovedì santo 3 aprile 1896 Teresa è rimasta a vegliare in coro fino a mezzanotte. Appena coricata sente un gorgoglio alla gola; afferra il fazzoletto; è certamente un fiotto di sangue, ma la lampada è spenta e Teresa non vuol verificare ciò che è contenuto nel fazzoletto. Nella notte del venerdì l'emottisi si ripete. Accoglie queste emottisi con gioia,come segno del suo prossimo ingresso nel cielo.

Ma il giorno di Pasqua seguente,o uno dei giorni successivi,entra in una terribile prova dello spirito.Ella si trova in un tunnel,nel quale alcune voci interiori le sussurrano che tutti i suoi desideri,la piccola via,la sua offerta all'Amore misericordioso,tutta la sua vita spirituale sono una completa illusione.Ella deve morire giovane per niente.

La prova dura diciotto mesi fino alla sua morte.Ella si sedette alla mensa dei peccatori per condividere la loro condizione e aprire loro le porte della salvezza.Nel frattempo la tubercolosi la corrode dal di dentro,ma nessuno si rende conto della gravità delle sue condizioni di salute;tanto che nel novembre del 1896 ancora resta in vita l'ipotesi ch'ella possa partire per il Carmelo di Saigon o di Hanoi.Ma proprio sulla fine del 1896 la sua salute peggiora,riprende a tossire e l'idea di trasferirla in Estremo Oriente viene accantonata.Nella Quaresima del 1897,Teresa ha voluto osservare le prescrizioni penitenziali richieste dalla regola,compreso il digiuno,ma la sua salute ne risente notevolmente.A poco a poco viene esonerata da tutte le occupazioni:l'ufficio in coro,il lavoro alla lavanderia,l'impegno del noviziato,anche dalle ricreazioni.A partire dal 6 aprile suor Agnese comincia ad annotare le parole della sorella.Con il 6 luglio riprendono le emottisi,di conseguenzza il giorno 8 la trasportano in infermeria al pian terreno.E' in questa circostanza che pronuncia la famosa frase,che Bernanos mette sulle labbra del curato di Ambricourt morente:" Tutto è grazia ". Teresa sembra alla soglia della morte,ma il suo organismo giovane ha un sussulto di vitalità.Alla fine di agosto l'ammalata,troppo debole per scrivere e per parlare,entra nel silenzio;si avvicina alla fine fra sofferenze indicibili,tanto che esclama:"Se questa è l'agonia,che cos'è la morte?"

Una cancrena le prende l'intestino ed è sempre esposta al pericolo del vomito,tanto che si trova in difficoltà per assumere la comunione.Il 30 luglio alle ore 18 riceve l'estrema unzione e il viatico.Prima di morire può comunicarsi un'altra volta,il 19 agosto,offrendo la comunione per il ritorno di padre Giacinto Loyson,un carmelitano che aveva lasciato la Chiesa.si spegne il giovedì 30 settembre 1897 alle ore 19,20

http://www.cristiani.altervista.org/santateresavita.htm

giovedì 22 maggio 2008

LA SANTA TRINITA' IN SAN MATTEO

CENTRO ANTI-BLASFEMIA

LA SANTA TRINITA' DAL VANGELO SECONDO MATTEO
Analisi di Giuliano Lattes e Martino Gerber studiosi biblisti.

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Vediamo chiaramente descritta la Santa Trinita' durante il Battesimo di Gesù.
Vangelo di Matteo : 3,13-17.

Battesimo di Gesù
[13]In quel tempo Gesù dalla Galilea andò al Giordano da Giovanni per farsi battezzare da lui.

[14]Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: «Io ho bisogno di essere battezzato da te e tu vieni da me?».

[15]Ma Gesù gli disse: «Lascia fare per ora, poiché conviene che così adempiamo ogni giustizia». Allora Giovanni acconsentì.

[16]Appena battezzato, Gesù uscì dall'acqua: ed ecco, si aprirono i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio scendere come una colomba e venire su di lui.

[17]Ed ecco una voce dal cielo che disse: «Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto».

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In questo evento evangelico vediamo che Dio si manifesta in tre persone distinte; il Figlio-Dio Gesù che esce dal Giordano,

lo Spirito Santo-Dio che come una colomba viene su Gesù, e una voce viene dal cielo, la voce di Dio-Padre.

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Ora Gesù stesso svela la Santa Trinita'; Vangelo di Matteo : 28,18-20



Apparizione in Galilea e missione universale
[16]Gli undici discepoli, intanto, andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro fissato.

[17]Quando lo videro, gli si prostrarono innanzi; alcuni però dubitavano.

[18]E Gesù, avvicinatosi, disse loro: «Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra.

[19]Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo,

[20]insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».

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In questo evento evangelico vediamo che Gesù insegna il Battesimo nel nome di Dio, che è nello stesso tempo Padre, Figlio e Spirito Santo.

Quindi la Santa Trinita' e' una verità evangelica.

LA SANTA TRINITA' IN SAN LUCA

CENTRO ANTI-BLASFEMIA

LA SANTA TRINITA' DAL VANGELO DI SAN LUCA : 1,26-38

Analisi di Giuliano Lattes e Martino Gerber studiosi biblisti.

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La grandezza di Maria ed il suo legame con la Santa Trinità.

VANGELO DI SAN LUCA : 1,26-38

L'annunciazione
[26]Nel sesto mese, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret,

[27]a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria.

[28]Entrando da lei, disse: «Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te».

[29]A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto.

[30]L'angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio.

[31]Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. [32]Sarà grande e chiamato Figlio dell'Altissimo;

il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre [33]e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».

[34]Allora Maria disse all'angelo: «Come è possibile? Non conosco uomo». [35]Le rispose l'angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te,

su te stenderà la sua ombra la potenza dell'Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio.

[36]Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile:

[37]nulla è impossibile a Dio». [38]Allora Maria disse: «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto». E l'angelo partì da lei.

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Ecco il legame tra Maria e la Santa Trinità , vediamo che Maria darà alla luce il Figlio di Dio, quindi il Figlio-Dio; nel versetto : 1,32- e 1,35.

Il concepimento avverrà tramite lo Spirito Santo che scenderà sopra di lei, quindi lo Spirito Santo-Dio, nel versetto : 1,35,

e vediamo che la potenza dell'Altissimo la coprirà con la sua ombra, quindi Dio-Padre coprirà Maria con la sua ombra, nel versetto : 1,35.

Quindi Maria mentre è in attesa di dare alla luce il suo primogenito, vediamo che il bambino, il Figlio di Dio, viene concepito mediante lo Spirito Santo,

mentre l'Altissimo stesso è presente coprendo Maria con la sua ombra.

Quindi Maria è veramente piena di grazia come dice l'Angelo Gabriele nel versetto : 1,28.

Quindi colui che nascerà sarà chiamato Santo, Figlio di Dio, versetto : 1,35.

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