GESU' FIGLIO DI DIO NOSTRO SALVATORE

GESU' FIGLIO DI DIO NOSTRO SALVATORE
Gesù non ha bisogno di noi, noi abbiamo bisogno di Lui!

IL VECCHIO E NUOVO TESTAMENTO,LA PATRISTICA, SANTI CRISTIANI,PREGHIERE,LITURGIA E SPIRITUALITA' CRISTIANA.

Visualizzazione post con etichetta san giovanni il battista. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta san giovanni il battista. Mostra tutti i post

domenica 30 novembre 2008

IL MARTIRIO DI SAN GIOVANNI BATTISTA

VANGELO SECONDO SAN MATTEO : 14, 1-13



[1]In quel tempo il tetrarca Erode ebbe notizia della fama di Gesù. [2]Egli disse ai suoi cortigiani: «Costui è Giovanni il Battista risuscitato dai morti; per ciò la potenza dei miracoli opera in lui».


[3]Erode aveva arrestato Giovanni e lo aveva fatto incatenare e gettare in prigione per causa di Erodìade, moglie di Filippo suo fratello. [4]Giovanni infatti gli diceva: «Non ti è lecito tenerla!». [5]Benché Erode volesse farlo morire, temeva il popolo perché lo considerava un profeta.

[6]Venuto il compleanno di Erode, la figlia di Erodìade danzò in pubblico e piacque tanto a Erode [7]che egli le promise con giuramento di darle tutto quello che avesse domandato. [8]Ed essa, istigata dalla madre, disse: «Dammi qui, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista». [9]Il re ne fu contristato, ma a causa del giuramento e dei commensali ordinò che le fosse data [10]e mandò a decapitare Giovanni nel carcere. [11]La sua testa venne portata su un vassoio e fu data alla fanciulla, ed ella la portò a sua madre. [12]I suoi discepoli andarono a prendere il cadavere, lo seppellirono e andarono a informarne Gesù.

[13]Udito ciò, Gesù partì di là su una barca e si ritirò in disparte in un luogo deserto.



http://www.maranatha.it/Bibbia/5-VangeliAtti/47-MatteoPage.htm

http://groups.google.com/group/studio-biblico?hl=it

SAN BARTOLOMEO APOSTOLO

SAN BARTOLOMEO APOSTOLO

Non è di quelli che accorrono appena chiamati, anche se poi sarà capace di donarsi totalmente a una causa; ha le sue idee, le sue diffidenze e i suoi pregiudizi. I vangeli sinottici lo chiamano Bartolomeo, e in quello di Giovanni è indicato come Natanaele. Due nomi comunemente intesi il primo come patronimico (BarTalmai, figlio di Talmai, del valoroso) e il secondo come nome personale, col significato di “dono di Dio”.
Da Giovanni conosciamo la storia della sua adesione a Gesù, che non è immediata come altre. Di Gesù gli parla con entusiasmo Filippo, suo compaesano di Betsaida: "Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè nella Legge e i Profeti, Gesù, figlio di Giuseppe di Nazareth". Basta questo nome – Nazareth – a rovinare tutto. La risposta di Bartolomeo arriva inzuppata in un radicale pessimismo: "Da Nazareth può mai venire qualcosa di buono?". L’uomo della Betsaida imprenditoriale, col suo “mare di Galilea” e le aziende della pesca, davvero non spera nulla da quel paese di montanari rissosi.
Ma Filippo replica ai suoi pregiudizi col breve invito a conoscere prima di sentenziare: "Vieni e vedi". Ed ecco che si vedono: Gesù e NatanaeleBartolomeo, che si sente dire: "Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità". Spiazzato da questa fiducia, lui sa soltanto chiedere a Gesù come fa a conoscerlo. E la risposta ("Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto il fico") produce una sua inattesa e debordante manifestazione di fede: "Rabbi, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele!". Quest’uomo diffidente è in realtà pronto all’adesione più entusiastica, tanto che Gesù comincia un po’ a orientarlo: "Perché ti ho detto che ti ho visto sotto il fico credi? Vedrai cose maggiori di questa".
Troviamo poi Bartolomeo scelto da Gesù con altri undici discepoli per farne i suoi inviati, gli Apostoli. Poi gli Atti lo elencano a Gerusalemme con gli altri, "assidui e concordi nella preghiera". E anche per Bartolomeo (come per Andrea, Tommaso, Matteo, Simone lo Zelota, Giuda Taddeo, Filippo e Mattia) dopo questa citazione cala il silenzio dei testi canonici.
Ne parlano le leggende, storicamente inattendibili. Alcune lo dicono missionario in India e in Armenia, dove avrebbe convertito anche il re, subendo però un martirio tremendo: scuoiato vivo e decapitato. Queste leggende erano anche un modo di spiegare l’espandersi del cristianesimo in luoghi remoti, per opera di sconosciuti. A tante Chiese, poi, proclamarsi fondate da apostoli dava un’indubbia autorità. La leggenda di san Bartolomeo è ricordata anche nel Giudizio Universale della Sistina: il santo mostra la pelle di cui lo hanno “svestito” gli aguzzini, e nei lineamenti del viso, deformati dalla sofferenza, Michelangelo ha voluto darci il proprio autoritratto.


Autore: Domenico Agasso

http://www.santiebeati.it/dettaglio/21400

SAN BERNARDO DA CHIARAVALLE

SAN BERNARDO DA CHIARAVALLE





San Bernardo, tra gli spiriti e i personaggi più autorevoli e originali della storia occidentale, fu senza dubbio il santo e il genio del XII secolo, il protagonista non solo della vita dell’Ordine Cistercense, ma anche delle vicende ecclesiastiche, delle controversie teologiche e monastiche, della politica del papato di quel tempo: predico' nel 1142 la seconda crociata, sostenne e promosse l’Ordine Cavalleresco dei Templari. Non a caso, dunque, fu chiamato con l'appellativo di "ultimo dei Padri della Chiesa".



Egli nacque nel 1090 nel castello paterno di Fontaines-lès-Dijon in Borgogna. Ad otto anni circa, Bernardo fu affidato alla scuola cattedrale dei Canonici di Saint Vorles in Châtillon, dove, secondo il cronista «amava restare in disparte, timido, poco incline alla conversazione, mirabilmente raccolto, gentile ed obbediente, modesto, dedito al servizio di Dio e vigile nel conservare pura la propria fanciullezza». La scuola dei Canonici di Châtillon era, in quel tempo, una delle istituzioni più prestigiose della Borgogna, dove lo studio degli scrittori latini costituiva l'elemento fondamentale del curriculum umanistico, ma non includeva il pensiero greco, ancora poco studiato in Occidente.
Dopo la morte della madre, avvenuta nel 1107, Bernardo avvertì un senso di vuoto interiore e di impotenza di fronte alla vita. Aveva 17 anni, e fece anche una certa esperienza di vita socialmente brillante. Tra il fragore delle armi e le seduzioni del mondo, Bernardo sentiva, con crescente insistenza, il richiamo di Dio per la quiete e la pace del chiostro.
Nel 1112 bussò, insieme ai suoi confratelli alle porte di Cîteaux e giurò all'abate Stefano Harding di osservare la Regola di San Benedetto. L'abate accolse sicuramente con gioia questo gruppo e seppe discernere la ricchezza della personalità di Bernardo e dargli fiducia, anche se, sotto molti aspetti, si scoprì tra loro una notevole differenza di temperamento. Un esempio è la divergenza di opinione sul concetto di estetica: per Stefano verteva più sul visivo, in conformità alle arti plastiche - sono testimoni a questo proposito i manoscritti con miniature che datano del suo abbaziato - invece, per Bernardo l'estetica si apprezzava con l'orecchio e con la voce, attraverso la musica e l'ascolto - essenzialmente ascolto della Parola di Dio, del Verbo di Dio che si rivolge al monaco al quale non è permesso distrarsi.


Anche a Cîteaux, nonostante l'austerità, Bernardo non riusciva ancora a soddisfare l'anelito per la perfezione spirituale. Considerava come perduto il tempo concesso al sonno ed aveva perso ogni desiderio del cibo: si nutriva solo per evitare di svenire. Trascorreva molto del suo tempo a studiare la Sacra Scrittura e le opere dei Padri della Chiesa, senza trascurare il lavoro nei campi. Bernardo aveva un grande amore per la natura che ammirava e considerava un mezzo di comunicazione con Dio.
L'arrivo di Bernardo con i suoi trenta compagni segnò una svolta nella storia di Cîteaux e dell'Ordine Cistercense.
Nel 1113 fu fondata la prima casa figlia La Fertè, nel 1114 fu eretta Pontigny e nel 1115 Clairvaux, sotto la guida di Bernardo, dove rimarrà per tutta la vita come abate. L'abbazia di Clairvaux fu edificata nel fondo di una valle - «Benedictus montes, Bernardus valles amabat» - perché il desiderio di solitudine e l'esigenza di nascondimento sono stati i criteri che hanno presieduto alla scelta dei siti delle prime fondazioni cistercensi.
Nel 1116, all'età di 26 anni Bernardo fu ordinato sacerdote e ricevette la benedizione abbaziale. Divenne grande amico del celebre maestro Guglielmo di Champeaux, considerato con lo stesso Bernardo, con Elredo di Rievaulx e con Guerrico d'Igny, uno dei 'quattro grandi Padri' della spiritualità cistercense. Grazie alla grande spiritualità di Bernardo, alla sua purezza e semplicità, l'abbazia di Clairvaux appariva come «la cittadella dello spirito».
Nel 1118 Clairvaux fondò la sua prima casa figlia, e, durante trent' anni circa, il ritmo delle fondazioni è di due monasteri all'anno, attraverso tutta la cristianità occidentale ad eccezione dell'Europa centrale. Alla morte di Bernardo, nel 1153, l'Ordine di Cîteaux può contare 345 monasteri, di cui 167 risalenti a Clairvaux, che si tratti di fondazioni o di monasteri che hanno chiesto di essere incorporati all'Ordine. Bernardo stesso affermava: «Ardere et lucere perfectum» (la perfezione consiste nel bruciare e nel brillare della carità), affermazione che racchiude tutta la spiritualità e austerità del Santo. La salvezza di una persona, per San Bernardo, dipendeva dalla risposta ad una vocazione di cui si é intimamente convinti.
Durante la vita di Bernardo a Clairvaux furono copiati molti manoscritti. Sul finire del XII secolo Clairvaux aveva una biblioteca di 340 volumi - i manoscritti cistercensi, come le abbazie dell'Ordine, emanano un sereno spirito di vetustà e traspirano, nella loro sublime semplicità disadorna, un senso di austerità.
Bernardo fu anche poeta alla maniera di San Francesco. Nei Sermoni, ricchi di immagini e testimonianza del suo animo profondamente poetico, Bernardo proponeva ai suoi monaci come tema di riflessione l'unione dell'anima con Dio. I monaci, la cui vita era tesa alla santità ed alla quiete interiore, trovavano nelle parole di Bernardo l'alimento necessario alla loro perfezione. Bernardo scrisse diversi trattati, ricchi di riflessione mistica, e circa cinquecento lettere, alcune delle quali sono da considerare veri trattati spirituali. L'esempio più brillante é 'L'amore di Dio, il suo contributo alla spiritualità cistercense'.



La Lactatio di San Bernardo, affresco nella chiesa abbaziale di Rivalta Scrivia (Alessandria)

Un altro grande contributo di Bernardo alla spiritualità dell'Ordine fu la sua devozione per la Madre di Dio. La tradizione di chiudere la giornata con il canto Salve Regina, dopo la Compieta, ha avuto inizio nei monasteri cistercensi, da cui si é propagata in tutto il mondo cristiano. Il trattato 'Memorare' può essere considerato il compendio della devozione di Bernardo verso Maria. Per Bernardo, Maria, la 'Madre di Dio', non era un'astratta formula dottrinale, ma 'madre' prima di tutto, un tramite necessario voluto da Dio: senza di lei non c'è salvezza per l'eternità.
Durante i primi dieci anni a Clairvaux, Bernardo visse nel ritiro della vita monastica. Il suo influsso, però, attraverso le lettere che egli scriveva, si andava allargando. Il suo prestigio spirituale cominciava a prendere le redini della storia del XII secolo.
Nel 1128 partecipò, sebbene molto malato, al concilio di Troyes, e presenziò all'approvazione dell'Ordine dei Cavalieri del Tempio. Ai suoi occhi l'ideale di questo nuovo Ordine, che fondeva cavalleria e monachesimo, appariva come il vertice della perfezione umana.
L'anno 1130 è una data chiave per la vita di Bernardo: fino ad ora si è unicamente consacrato alla vita della sua comunità e del suo Ordine, ora entra, in modo attivo e decisivo, nella vita della Chiesa, aiutando a risolvere una situazione di crisi; alla morte di papa Onorio II, furono eletti, da due fazioni avverse, altrettanti papi: Innocenzo II e Anacleto II. Il primo fu costretto a fuggire e si rifugiò in Francia, a Cluny. Il re francese Luigi VI, per un pronunciamento sulla legittimità di elezione, convocò un Concilio ad Etampes al quale fu invitato anche Bernardo. Si stabilì che il pronunciamento di Bernardo dovesse essere accettato come espressione del Concilio. Bernardo si pronunciò per Innocenzo II quale papa legittimo, il quale così ottenne il riconoscimento dal re Luigi VI, da Enrico d'Inghilterra, dall'imperatore di Germania, Lotario.
Bernardo era così divenuto guida ed arbitro, rispettato e temuto, degli avvenimenti europei. Dal 1131 al 1133 seguì il papa Innocenzo consigliandolo ed aiutandolo nella riconquista della sede papale a Roma. Da quel momento, sempre più spesso la Chiesa lo chiamò per risolvere difficili dispute di potere. Sicuramente grande era l'ascendenza di Bernardo sui cavalieri del tempo, uomini forti, disposti ad ogni avventura, sensibili però ai forti ideali dello spirito. Il fascino della grande personalità di Bernardo fu motivo di numerose conversioni anche tra i potenti. Al culmine del prestigio politico, dopo aver portato a termine l'unificazione della Chiesa cattolica, egli si ritirò con gioia nella solitudine di Clairvaux.
In una lettera del 1142, Bernardo esprimeva il desiderio di lasciare Clairvaux solo per partecipare al Capitolo Generale, una volta l'anno. Oramai le forze lo stavano abbandonando. Nonostante questo suo desiderio, nel 1145 percorse la Languedoc per porre termine agli errori degli eretici e nel 1147 il papa Eugenio III, già abate cistercense delle Tre Fontane, lo incarica di predicare la seconda crociata. Così Bernardo predicò in Francia e in Germania raccogliendo un nuovo esercito destinato ad uno sfortunato destino. Bernardo accettò la sconfitta cristiana in Terra Santa come una prova di fede. Ancora una volta aveva sperimentato che le vie di Dio non coincidono con quelle dell'uomo.
Gli ultimi anni di Bernardo, ormai malato, passarono in attesa della morte. Nonostante ciò notizie di sempre nuove eresie lo chiamarono all'opera fino alla vigilia della fine, sopraggiunta il 20 agosto 1153.
Senza di lui, il secolo XII sarebbe stato, forse, diverso: ha consigliato papi, re, ed é stato una guida per gli uomini del suo tempo. Guglielmo di Champeaux, nella biografia del Santo 'Vita Prima' scrive che Bernardo «portò il XII secolo sulle sue spalle».
La storia ecclesiastica del secondo quarto del secolo XII (1123-1153) si compendia nella persona carismatica di Bernardo «Non c'è, infatti, avvenimento cui san Bernardo non sia stato interessato: Oriente ed Occidente, Chiesa e società laica, clero secolare e regolare hanno subìto l'impronta del suo genio: papi, vescovi, re, signori, contadini, operai sono stati a diverso titolo, rimproverati, moderati, flagellati come anche confortati, esortati, incoraggiati, infiammati da questo monaco ardente e impetuoso, vero inviato di Dio per strappare gli uomini al peccato, all'iniquità e al vizio, per attirarli, in seguito, verso le più alte vette dell'ideale cristiano».
Bernardo è passato alla storia soprattutto per l'apporto e l'influsso del suo pensiero, dell'esperienza di mistico che permeò tutto il basso medioevo e riaffiorò, in esigenza di autenticità e di esperienza del divino, alla metà del XV secolo nella theologia cordis, nella devotio catholica: «L'influsso religioso nei suoi tempi fu enorme; da lui dipesero tutti i mistici del medioevo e a lui attinsero a piene mani: lo si leggeva, lo si studiava quasi come sant'Agostino».
La comprensione di Bernardo è legata all'aspirazione, all'esperienza, all'ideale della vita monastica come espressione più alta della vita cristiana. Bernardo fu uomo di azione a causa delle circostanze e suo malgrado: «Egli volle essere monaco, monaco anzitutto e sempre,non aspirando che alla meditazione delle cose divine, alla pratica dell'ascetismo che, mortificando la carne e lo spirito, permette di raggiungere quel Gesù crocifisso che egli considerava compendio di tutta la sua filosofia».
L'ideale monastico di Bernardo è intimamente collegato al chiostro cistercense. Se il monachesimo è l'apice della perfezione cristiana, l'aspirazione alla vita monastica è correlata direttamente al monastero cistercense, agli ideali cistercensi, al movimento cistercense: «Extra Cistercium nulla salus».
Il primo abate di Clairvaux ha dato all'Ordine cistercense un respiro universale, permeandolo di profonda sensibilità ecclesiale. Per inclinazione e intenzione egli fu sempre un monaco; visse con forte intensità ecclesiale l'impegno dell'azione sostenuto dalla ricchezza della contemplazione.
Nel 1830, Pio VIII lo insignisce del titolo di Dottore della Chiesa. La santità di Bernardo e i suoi scritti, costituiscono l'eredità e il patrimonio dell'Ordine cistercense che sopravvive a più di otto secoli di storia. Il messaggio di San Bernardo agli uomini del nostro tempo, affamati di felicità e amore é sicuramente in questo brano del trattato 'L'amore di Dio': «Il cammino di questo pellegrinaggio terreno non si può chiamare tale se la ricerca della felicità non esce dal meschino cantuccio dell'egoismo, per immergersi nella volontà di Dio».

Fonte :

http://www.edizionielettriche.com/cistercensi/ordine/bernardo.html

http://www.mercurio.it/ales/abbazia/bernardo.htm

http://www.artcurel.it/ARTCUREL/PERSONAGGI/sanbernardodachiaravalle.htm

martedì 24 giugno 2008

SAN GIOVANNI IL BATTISTA

Natività di San Giovanni Battista Profeta e martire

24 giugno

Ain Karim (Galilea) – † Macheronte? Transgiordania, I secolo

Giovanni Battista è l'unico santo, oltre la Madre del Signore, del quale si celebra con la nascita al cielo anche la nascita secondo la carne. Fu il più grande fra i profeti perché poté additare l'Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo. La sua vocazione profetica fin dal grembo materno è circondata di eventi straordinari, pieni di gioia messianica, che preparano la nascita di Gesù. Giovanni è il Precursore del Cristo con la parole con la vita. Il battesimo di penitenza che accompagna l'annunzio degli ultimi tempi è figura del Battesimo secondo lo Spirito. La data della festa, tre mesi dopo l'annunciazione e sei prima del Natale, risponde alle indicazioni di Luca. (Mess. Rom.)

Patronato: Monaci



Emblema: Agnello, ascia

Martirologio Romano: Solennità della Natività di san Giovanni Battista, precursore del Signore: già nel grembo della madre, ricolma di Spirito Santo, esultò di gioia alla venuta dell’umana salvezza; la sua stessa nascita fu profezia di Cristo Signore; in lui tanta grazia rifulse, che il Signore stesso disse a suo riguardo che nessuno dei nati da donna era più grande di Giovanni Battista.



Giovanni Battista è il santo più raffigurato nell’arte di tutti i secoli; non c’è si può dire, pala d’altare o quadro di gruppo di santi, da soli o intorno al trono della Vergine Maria, che non sia presente questo santo, rivestito di solito con una pelle d’animale e con in mano un bastone terminante a forma di croce.
Senza contare le tante opere pittoriche dei più grandi artisti come Raffaello, Leonardo, ecc. che lo raffigurano bambino, che gioca con il piccolo Gesù, sempre rivestito con la pelle ovina e chiamato affettuosamente “San Giovannino”.
Ciò testimonia il grande interesse, che in tutte le epoche ha suscitato questo austero profeta, così in alto nella stessa considerazione di Cristo, da essere da lui definito “Il più grande tra i nati da donna”.
Egli è l’ultimo profeta dell’Antico Testamento e il primo Apostolo di Gesù, perché gli rese testimonianza ancora in vita. È tale la considerazione che la Chiesa gli riserva, che è l’unico santo dopo Maria ad essere ricordato nella liturgia, oltre che nel giorno della sua morte (29 agosto), anche nel giorno della sua nascita terrena (24 giugno); ma quest’ultima data è la più usata per la sua venerazione, dalle innumerevoli chiese, diocesi, città e paesi di tutto il mondo, che lo tengono come loro santo patrono.
Inoltre fra i nomi maschili, ma anche usato nelle derivazioni femminili (Giovanna, Gianna) è il più diffuso nel mondo, tradotto nelle varie lingue; e tanti altri santi, beati, venerabili della Chiesa, hanno portato originariamente il suo nome; come del resto il quasi contemporaneo s. Giovanni l’Evangelista e apostolo, perché il nome Giovanni, al suo tempo era già conosciuto e nell’ebraico Iehóhanan, significava: “Dio è propizio”.
Nel Vangelo di s. Luca (1, 5) si dice che era nato in una famiglia sacerdotale, suo padre Zaccaria era della classe di Abia e la madre Elisabetta, discendeva da Aronne. Essi erano osservanti di tutte le leggi del Signore, ma non avevano avuto figli, perché Elisabetta era sterile e ormai anziana.
Un giorno, mentre Zaccaria offriva l’incenso nel Tempio, gli comparve l’arcangelo Gabriele che gli disse: “Non temere Zaccaria, la tua preghiera è stata esaudita e tua moglie Elisabetta ti darà un figlio che chiamerai Giovanni. Avrai gioia ed esultanza e molti si rallegreranno della sua nascita, poiché sarà grande davanti al Signore” e proseguendo nel descrivere le sue virtù, cioè pieno di Spirito Santo, operatore di conversioni in Israele, precursore del Signore con lo spirito e la forza di Elia.
Dopo quella visione, Elisabetta concepì un figlio fra la meraviglia dei parenti e conoscenti; al sesto mese della sua gravidanza, l’arcangelo Gabriele, il ‘messaggero celeste’, fu mandato da Dio a Nazareth ad annunciare a Maria la maternità del Cristo: “Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio. Vedi anche Elisabetta, tua parente, nella vecchiaia ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile; nulla è impossibile a Dio”.
Maria allora si recò dalla cugina Elisabetta per farle visita e al suo saluto, declamò il bellissimo canto del “Magnificat”, per le meraviglie che Dio stava operando per la salvezza dell’umanità e mentre Elisabetta esultante la benediceva, anche il figlio che portava in grembo, sussultò di gioia.
Quando Giovanni nacque, il padre Zaccaria che all’annuncio di Gabriele era diventato muto per la sua incredulità, riacquistò la voce, la nascita avvenne ad Ain Karim a circa sette km ad Ovest di Gerusalemme, città che vanta questa tradizione risalente al secolo VI, con due santuari dedicati alla Visitazione e alla Natività.
Della sua infanzia e giovinezza non si sa niente, ma quando ebbe un’età conveniente, Giovanni conscio della sua missione, si ritirò a condurre la dura vita dell’asceta nel deserto, portava un vestito di peli di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi; il suo cibo erano locuste e miele selvatico.
Nell’anno quindicesimo dell’impero di Tiberio (28-29 d.C.), iniziò la sua missione lungo il fiume Giordano, con l’annuncio dell’avvento del regno messianico ormai vicino, esortava alla conversione e predicava la penitenza.
Da tutta la Giudea, da Gerusalemme e da tutta la regione intorno al Giordano, accorreva ad ascoltarlo tanta gente considerandolo un profeta; e Giovanni in segno di purificazione dai peccati e di nascita a nuova vita, immergeva nelle acque del Giordano, coloro che accoglievano la sua parola, cioè dava un Battesimo di pentimento per la remissione dei peccati, da ciò il nome di Battista che gli fu dato.
Anche i soldati del re Erode Antipa, andavano da lui a chiedergli cosa potevano fare se il loro mestiere era così disgraziato e malvisto dalla popolazione; e lui rispondeva: “Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno e contentatevi delle vostre paghe” (Lc 3, 13).
Molti cominciarono a pensare che egli fosse il Messia tanto atteso, ma Giovanni assicurava loro di essere solo il Precursore: “Io vi battezzo con acqua per la conversione, ma colui che viene dopo di me è più potente di me e io non sono degno neanche di sciogliere il legaccio dei sandali; egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco”.
E alla delegazione ufficiale, inviatagli dai sommi sacerdoti disse, che egli non era affatto il Messia, il quale era già in mezzo a loro, ma essi non lo conoscevano; aggiungendo “Io sono la voce di uno che grida nel deserto: preparate la via del Signore, come disse il profeta Isaia”.
Anche Gesù si presentò al Giordano per essere battezzato e Giovanni quando se lo vide davanti disse: “Ecco l’Agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato dal mondo!” e a Gesù: “Io ho bisogno di essere battezzato da te e tu vieni da me?” e Gesù: “Lascia fare per ora, poiché conviene che adempiamo ogni giustizia”.
Allora Giovanni acconsentì e lo battezzò e vide scendere lo Spirito Santo su di Lui come una colomba, mentre una voce diceva: “Questo è il mio Figlio prediletto nel quale mi sono compiaciuto”. Da quel momento Giovanni confidava ai suoi discepoli “Ora la mia gioia è completa. Egli deve crescere e io invece diminuire” (Gv 3, 29-30).
La sua missione era compiuta, perché Gesù prese ad iniziare la sua predicazione, aveva formato il gruppo degli apostoli e discepoli ed era seguito da una gran folla; egli aveva predicato proprio per questo, preparare un popolo degno, che accogliesse Gesù e il suo messaggio di Redenzione.
Aveva operato senza indietreggiare davanti a niente, neanche davanti al re d’Israele Erode Antipa († 40 d.C.), che aveva preso con sé la bella Erodiade, moglie divorziata da suo fratello; ciò non era possibile secondo la legge ebraica, la “Torà”, perché il matrimonio era stato regolare e fecondo, tanto è vero che era nata una figlia Salomè.
Per questo motivo un giudeo osservante e rigoroso come Giovanni, sentiva il dovere di protestare verso il re per la sua condotta. Infuriata Erodiade gli portava rancore, ma non era l’unica; perché il Battesimo che Giovanni amministrava, perdonava i peccati, rendendo così inutili i sacrifici espiatori, che in quel tempo si facevano al Tempio, e ciò non era gradito ai sacerdoti giudaici.
Erode fece arrestare e mettere in carcere Giovanni su istigazione di Erodiade, la quale avrebbe voluto che fosse ucciso, ma Erode Antipa temeva Giovanni, considerandolo uomo giusto e santo, preferiva vigilare su di lui e l’ascoltava volentieri, anche se restava molto turbato.
Ma per Erodiade venne il giorno favorevole, quando il re diede un banchetto per festeggiare il suo compleanno, invitando tutta la corte ed i notabili della Galilea. Alla festa partecipò con una conturbante danza anche Salomè, la figlia di Erodiade e quindi nipote di Erode Antipa; la sua esibizione piacque molto al re ed ai commensali, per cui disse alla ragazza: “Chiedimi qualsiasi cosa e io te la darò”; Salomé chiese alla madre consiglio ed Erodiade prese la palla al balzo, e le disse di chiedere la testa del Battista.
A tale richiesta fattagli dalla ragazza davanti a tutti, Erode ne rimase rattristato, ma per il giuramento fatto pubblicamente, non volle rifiutare e ordinò alle guardie che gli fosse portata la testa di Giovanni, che era nelle prigioni della reggia.
Il Battista fu decapitato e la sua testa fu portata su un vassoio e data alla ragazza che la diede alla madre. I suoi discepoli saputo del martirio, vennero a recuperare il corpo, deponendolo in un sepolcro; l’uccisione suscitò orrore e accrebbe la fama del Battista.
Molti testi apocrifi, come anche i libri musulmani, fra i quali il Corano, parlano di lui; dai suoi discepoli si staccarono Andrea e Giovanni apostoli per seguire Gesù. Il suo culto come detto all’inizio si diffuse in tutto il mondo conosciuto di allora, sia in Oriente che in Occidente e a partire dalla Palestina si eressero innumerevoli Chiese e Battisteri a lui dedicati.
La festa della Natività di S. Giovanni Battista fin dal tempo di s. Agostino (354-430), era celebrata al 24 giugno, per questa data si usò il criterio, essendo la nascita di Gesù fissata al 25 dicembre, quella di Giovanni doveva essere celebrata sei mesi prima, secondo quanto annunciò l’arcangelo Gabriele a Maria.
Le celebrazioni devozionali, folkloristiche, tradizionali, sono diffuse ovunque, legate alla sua venerazione; come tanti proverbi popolari sono collegati metereologicamente alla data della sua festa.
S. Giovanni Battista, tanto per citarne alcune, è patrono di città come Torino, Firenze, Imperia, Ragusa, ecc. Per quanto riguarda le reliquie c’è tutta una storia che si riassume; dopo essere stato sepolto privo del capo a Sebaste in Samaria, dove sorsero due chiese in suo onore; nel 361-362 ai tempi dell’imperatore Giuliano l’Apostata, il suo sepolcro venne profanato dai pagani che bruciarono il corpo disperdendo le ceneri.
Ma a Genova nella cattedrale di S. Lorenzo, si venerano proprio quelle ceneri (?), portate dall’Oriente nel 1098, al tempo delle Crociate, con tutti i dubbi collegati.
Per la testa che si trovava a Costantinopoli, per alcuni invece ad Emesa, purtroppo come per tante reliquie del periodo delle Crociate, dove si faceva a gara a portare in Occidente reliquie sante e importanti, la testa si sdoppiò, una a Roma nel XII secolo e un’altra ad Amiens nel XIII sec.
A Roma si custodisce senza la mandibola nella chiesa di S. Silvestro in Capite, mentre la cattedrale di S. Lorenzo di Viterbo, custodirebbe il Sacro Mento. Risparmiamo la descrizione di braccia, dita, denti, diffusi in centinaia di chiese europee.
Al di là di queste storture, frutto del desiderio di possedere ad ogni costo una reliquia del grande profeta, ciò testimonia alla fine, la grande devozione e popolarità di quest’uomo, che condensò in sé tanti grandi caratteri identificativi della sua santità, come parente di Gesù, precursore di Cristo, ultimo dei grandi profeti d’Israele, primo testimone-apostolo di Gesù, battezzatore di Cristo, eremita, predicatore e trascinatore di folle, istitutore di un Battesimo di perdono dei peccati, martire per la difesa della legge giudaica, ecc.


Autore: Antonio Borrelli

http://www.santiebeati.it/dettaglio/20300