GESU' FIGLIO DI DIO NOSTRO SALVATORE

GESU' FIGLIO DI DIO NOSTRO SALVATORE
Gesù non ha bisogno di noi, noi abbiamo bisogno di Lui!

IL VECCHIO E NUOVO TESTAMENTO,LA PATRISTICA, SANTI CRISTIANI,PREGHIERE,LITURGIA E SPIRITUALITA' CRISTIANA.

venerdì 21 marzo 2008

LA PASSIONE DI GESU' DAL VANGELO DI LUCA

Luca - Capitolo 22

VI. LA PASSIONE
Complotto contro Gesù e tradimento di Giuda
[1]Si avvicinava la festa degli Azzimi, chiamata Pasqua, [2]e i sommi sacerdoti e gli scribi cercavano come toglierlo di mezzo, poiché temevano il popolo. [3]Allora satana entrò in Giuda, detto Iscariota, che era nel numero dei Dodici. [4]Ed egli andò a discutere con i sommi sacerdoti e i capi delle guardie sul modo di consegnarlo nelle loro mani. [5]Essi si rallegrarono e si accordarono di dargli del denaro. [6]Egli fu d'accordo e cercava l'occasione propizia per consegnarlo loro di nascosto dalla folla.

Preparativi della cena pasquale
[7]Venne il giorno degli Azzimi, nel quale si doveva immolare la vittima di Pasqua. [8]Gesù mandò Pietro e Giovanni dicendo: «Andate a preparare per noi la Pasqua, perché possiamo mangiare». [9]Gli chiesero: «Dove vuoi che la prepariamo?». [10]Ed egli rispose: «Appena entrati in città, vi verrà incontro un uomo che porta una brocca d'acqua. Seguitelo nella casa dove entrerà [11]e direte al padrone di casa: Il Maestro ti dice: Dov'è la stanza in cui posso mangiare la Pasqua con i miei discepoli? [12]Egli vi mostrerà una sala al piano superiore, grande e addobbata; là preparate». [13]Essi andarono e trovarono tutto come aveva loro detto e prepararono la Pasqua.

La cena pasquale
[14]Quando fu l'ora, prese posto a tavola e gli apostoli con lui, [15]e disse: «Ho desiderato ardentemente di mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione, [16]poiché vi dico: non la mangerò più, finché essa non si compia nel regno di Dio». [17]E preso un calice, rese grazie e disse: «Prendetelo e distribuitelo tra voi, [18]poiché vi dico: da questo momento non berrò più del frutto della vite, finché non venga il regno di Dio».

Istituzione dell'Eucaristia
[19]Poi, preso un pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo: «Questo è il mio corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me». [20]Allo stesso modo dopo aver cenato, prese il calice dicendo: «Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che viene versato per voi».

Annunzio del tradimento di Giuda
[21]«Ma ecco, la mano di chi mi tradisce è con me, sulla tavola. [22]Il Figlio dell'uomo se ne va, secondo quanto è stabilito; ma guai a quell'uomo dal quale è tradito!». [23]Allora essi cominciarono a domandarsi a vicenda chi di essi avrebbe fatto ciò.

Chi è il più grande?
[24]Sorse anche una discussione, chi di loro poteva esser considerato il più grande. [25]Egli disse: «I re delle nazioni le governano, e coloro che hanno il potere su di esse si fanno chiamare benefattori. [26]Per voi però non sia così; ma chi è il più grande tra voi diventi come il più piccolo e chi governa come colui che serve. [27]Infatti chi è più grande, chi sta a tavola o chi serve? Non è forse colui che sta a tavola? Eppure io sto in mezzo a voi come colui che serve.

Ricompensa promessa agli apostoli
[28]Voi siete quelli che avete perseverato con me nelle mie prove; [29]e io preparo per voi un regno, come il Padre l'ha preparato per me, [30]perché possiate mangiare e bere alla mia mensa nel mio regno e siederete in trono a giudicare le dodici tribù di Israele.

Annunzio del ritorno e del ringraziamento di Pietro
[31]Simone, Simone, ecco satana vi ha cercato per vagliarvi come il grano; [32]ma io ho pregato per te, che non venga meno la tua fede; e tu, una volta ravveduto, conferma i tuoi fratelli». [33]E Pietro gli disse: «Signore, con te sono pronto ad andare in prigione e alla morte». [34]Gli rispose: «Pietro, io ti dico: non canterà oggi il gallo prima che tu per tre volte avrai negato di conoscermi».

L'ora del combattimento decisivo
[35]Poi disse: «Quando vi ho mandato senza borsa, né bisaccia, né sandali, vi è forse mancato qualcosa?». Risposero: «Nulla». [36]Ed egli soggiunse: «Ma ora, chi ha una borsa la prenda, e così una bisaccia; chi non ha spada, venda il mantello e ne compri una. [37]Perché vi dico: deve compiersi in me questa parola della Scrittura: E fu annoverato tra i malfattori. Infatti tutto quello che mi riguarda volge al suo termine». [38]Ed essi dissero: «Signore, ecco qui due spade». Ma egli rispose «Basta!».

Sul monte degli Ulivi
[39]Uscito se ne andò, come al solito, al monte degli Ulivi; anche i discepoli lo seguirono. [40]Giunto sul luogo, disse loro: «Pregate, per non entrare in tentazione». [41]Poi si allontanò da loro quasi un tiro di sasso e, inginocchiatosi, pregava: [42]«Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà». [43]Gli apparve allora un angelo dal cielo a confortarlo. [44]In preda all'angoscia, pregava più intensamente; e il suo sudore diventò come gocce di sangue che cadevano a terra. [45]Poi, rialzatosi dalla preghiera, andò dai discepoli e li trovò che dormivano per la tristezza. [46]E disse loro: «Perché dormite? Alzatevi e pregate, per non entrare in tentazione».

L'arresto di Gesù
[47]Mentre egli ancora parlava, ecco una turba di gente; li precedeva colui che si chiamava Giuda, uno dei Dodici, e si accostò a Gesù per baciarlo. [48]Gesù gli disse: «Giuda, con un bacio tradisci il Figlio dell'uomo?». [49]Allora quelli che eran con lui, vedendo ciò che stava per accadere, dissero: «Signore, dobbiamo colpire con la spada?». [50]E uno di loro colpì il servo del sommo sacerdote e gli staccò l'orecchio destro. [51]Ma Gesù intervenne dicendo: «Lasciate, basta così!». E toccandogli l'orecchio, lo guarì. [52]Poi Gesù disse a coloro che gli eran venuti contro, sommi sacerdoti, capi delle guardie del tempio e anziani: «Siete usciti con spade e bastoni come contro un brigante? [53]Ogni giorno ero con voi nel tempio e non avete steso le mani contro di me; ma questa è la vostra ora, è l'impero delle tenebre».

Rinnegamenti di Pietro
[54]Dopo averlo preso, lo condussero via e lo fecero entrare nella casa del sommo sacerdote. Pietro lo seguiva da lontano. [55]Siccome avevano acceso un fuoco in mezzo al cortile e si erano seduti attorno, anche Pietro si sedette in mezzo a loro. [56]Vedutolo seduto presso la fiamma, una serva fissandolo disse: «Anche questi era con lui». [57]Ma egli negò dicendo: «Donna, non lo conosco!». [58]Poco dopo un altro lo vide e disse: «Anche tu sei di loro!». Ma Pietro rispose: «No, non lo sono!». [59]Passata circa un'ora, un altro insisteva: «In verità, anche questo era con lui; è anche lui un Galileo». [60]Ma Pietro disse: «O uomo, non so quello che dici». E in quell'istante, mentre ancora parlava, un gallo cantò. [61]Allora il Signore, voltatosi, guardò Pietro, e Pietro si ricordò delle parole che il Signore gli aveva detto: «Prima che il gallo canti, oggi mi rinnegherai tre volte». [62]E, uscito, pianse amaramente.

Primi oltraggi
[63]Frattanto gli uomini che avevano in custodia Gesù lo schernivano e lo percuotevano, [64]lo bendavano e gli dicevano: «Indovina: chi ti ha colpito?». [65]E molti altri insulti dicevano contro di lui.

Gesù davanti al sinedrio
[66]Appena fu giorno, si riunì il consiglio degli anziani del popolo, con i sommi sacerdoti e gli scribi; lo condussero davanti al sinedrio e gli dissero: [67]«Se tu sei il Cristo, diccelo». Gesù rispose: «Anche se ve lo dico, non mi crederete; [68]se vi interrogo, non mi risponderete. [69]Ma da questo momento starà il Figlio dell'uomo seduto alla destra della potenza di Dio». [70]Allora tutti esclamarono: «Tu dunque sei il Figlio di Dio?». Ed egli disse loro: «Lo dite voi stessi: io lo sono». [71]Risposero: «Che bisogno abbiamo ancora di testimonianza? L'abbiamo udito noi stessi dalla sua bocca».

Luca - Capitolo 23

Gesù davanti a Pilato
[1]Tutta l'assemblea si alzò, lo condussero da Pilato [2]e cominciarono ad accusarlo: «Abbiamo trovato costui che sobillava il nostro popolo, impediva di dare tributi a Cesare e affermava di essere il Cristo re». [3]Pilato lo interrogò: «Sei tu il re dei Giudei?». Ed egli rispose: «Tu lo dici». [4]Pilato disse ai sommi sacerdoti e alla folla: «Non trovo nessuna colpa in quest'uomo». [5]Ma essi insistevano: «Costui solleva il popolo, insegnando per tutta la Giudea, dopo aver cominciato dalla Galilea fino a qui».

[6]Udito ciò, Pilato domandò se era Galileo [7]e, saputo che apparteneva alla giurisdizione di Erode, lo mandò da Erode che in quei giorni si trovava anch'egli a Gerusalemme.

Gesù davanti a Erode
[8]Vedendo Gesù, Erode si rallegrò molto, perché da molto tempo desiderava vederlo per averne sentito parlare e sperava di vedere qualche miracolo fatto da lui. [9]Lo interrogò con molte domande, ma Gesù non gli rispose nulla. [10]C'erano là anche i sommi sacerdoti e gli scribi, e lo accusavano con insistenza. [11]Allora Erode, con i suoi soldati, lo insultò e lo schernì, poi lo rivestì di una splendida veste e lo rimandò a Pilato. [12]In quel giorno Erode e Pilato diventarono amici; prima infatti c'era stata inimicizia tra loro.

Gesù di nuovo davanti a Pilato
[13]Pilato, riuniti i sommi sacerdoti, le autorità e il popolo, [14]disse: «Mi avete portato quest'uomo come sobillatore del popolo; ecco, l'ho esaminato davanti a voi, ma non ho trovato in lui nessuna colpa di quelle di cui lo accusate; [15]e neanche Erode, infatti ce l'ha rimandato. Ecco, egli non ha fatto nulla che meriti la morte. [16]Perciò, dopo averlo severamente castigato, lo rilascerò». [17]. [18]Ma essi si misero a gridare tutti insieme: «A morte costui! Dacci libero Barabba!». [19]Questi era stato messo in carcere per una sommossa scoppiata in città e per omicidio.

[20]Pilato parlò loro di nuovo, volendo rilasciare Gesù. [21]Ma essi urlavano: «Crocifiggilo, crocifiggilo!». [22]Ed egli, per la terza volta, disse loro: «Ma che male ha fatto costui? Non ho trovato nulla in lui che meriti la morte. Lo castigherò severamente e poi lo rilascerò». [23]Essi però insistevano a gran voce, chiedendo che venisse crocifisso; e le loro grida crescevano. [24]Pilato allora decise che la loro richiesta fosse eseguita. [25]Rilasciò colui che era stato messo in carcere per sommossa e omicidio e che essi richiedevano, e abbandonò Gesù alla loro volontà.

Sulla via del Calvario
[26]Mentre lo conducevano via, presero un certo Simone di Cirène che veniva dalla campagna e gli misero addosso la croce da portare dietro a Gesù. [27]Lo seguiva una gran folla di popolo e di donne che si battevano il petto e facevano lamenti su di lui. [28]Ma Gesù, voltandosi verso le donne, disse: «Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me, ma piangete su voi stesse e sui vostri figli. [29]Ecco, verranno giorni nei quali si dirà: Beate le sterili e i grembi che non hanno generato e le mammelle che non hanno allattato.

[30]Allora cominceranno a dire ai monti:

Cadete su di noi!

e ai colli:

Copriteci!

[31]Perché se trattano così il legno verde, che avverrà del legno secco?».

[32]Venivano condotti insieme con lui anche due malfattori per essere giustiziati.

La crocifissione
[33]Quando giunsero al luogo detto Cranio, là crocifissero lui e i due malfattori, uno a destra e l'altro a sinistra. [34]Gesù diceva: «Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno».

Dopo essersi poi divise le sue vesti, le tirarono a sorte.

Gesù in croce deriso e oltraggiato
[35]Il popolo stava a vedere, i capi invece lo schernivano dicendo: «Ha salvato gli altri, salvi se stesso, se è il Cristo di Dio, il suo eletto». [36]Anche i soldati lo schernivano, e gli si accostavano per porgergli dell'aceto, e dicevano: [37]«Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». [38]C'era anche una scritta, sopra il suo capo: Questi è il re dei Giudei.

Il "buon ladrone"
[39]Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e anche noi!». [40]Ma l'altro lo rimproverava: «Neanche tu hai timore di Dio e sei dannato alla stessa pena? [41]Noi giustamente, perché riceviamo il giusto per le nostre azioni, egli invece non ha fatto nulla di male». [42]E aggiunse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». [43]Gli rispose: «In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso».

La morte di Gesù
[44]Era verso mezzogiorno, quando il sole si eclissò e si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio. [45]Il velo del tempio si squarciò nel mezzo. [46]Gesù, gridando a gran voce, disse: «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito». Detto questo spirò.

Dopo la morte di Gesù
[47]Visto ciò che era accaduto, il centurione glorificava Dio: «Veramente quest'uomo era giusto». [48]Anche tutte le folle che erano accorse a questo spettacolo, ripensando a quanto era accaduto, se ne tornavano percuotendosi il petto. [49]Tutti i suoi conoscenti assistevano da lontano e così le donne che lo avevano seguito fin dalla Galilea, osservando questi avvenimenti.

La sepoltura
[50]C'era un uomo di nome Giuseppe, membro del sinedrio, persona buona e giusta. [51]Non aveva aderito alla decisione e all'operato degli altri. Egli era di Arimatèa, una città dei Giudei, e aspettava il regno di Dio. [52]Si presentò a Pilato e chiese il corpo di Gesù. [53]Lo calò dalla croce, lo avvolse in un lenzuolo e lo depose in una tomba scavata nella roccia, nella quale nessuno era stato ancora deposto. [54]Era il giorno della parascève e gia splendevano le luci del sabato. [55]Le donne che erano venute con Gesù dalla Galilea seguivano Giuseppe; esse osservarono la tomba e come era stato deposto il corpo di Gesù, [56]poi tornarono indietro e prepararono aromi e oli profumati. Il giorno di sabato osservarono il riposo secondo il comandamento.

Luca - Capitolo 24

VII. DOPO LA RISURREZIONE
La tomba vuota. Messaggio dell'angelo
[1]Il primo giorno dopo il sabato, di buon mattino, si recarono alla tomba, portando con sé gli aromi che avevano preparato. [2]Trovarono la pietra rotolata via dal sepolcro; [3]ma, entrate, non trovarono il corpo del Signore Gesù. [4]Mentre erano ancora incerte, ecco due uomini apparire vicino a loro in vesti sfolgoranti. [5]Essendosi le donne impaurite e avendo chinato il volto a terra, essi dissero loro: «Perché cercate tra i morti colui che è vivo? [6]Non è qui, è risuscitato. Ricordatevi come vi parlò quando era ancora in Galilea, [7]dicendo che bisognava che il Figlio dell'uomo fosse consegnato in mano ai peccatori, che fosse crocifisso e risuscitasse il terzo giorno». [8]Ed esse si ricordarono delle sue parole.

Gli apostoli rifiutano di credere alle chiacchiere delle donne
[9]E, tornate dal sepolcro, annunziarono tutto questo agli Undici e a tutti gli altri. [10]Erano Maria di Màgdala, Giovanna e Maria di Giacomo. Anche le altre che erano insieme lo raccontarono agli apostoli. [11]Quelle parole parvero loro come un vaneggiamento e non credettero ad esse.

Pietro alla tomba
[12]Pietro tuttavia corse al sepolcro e chinatosi vide solo le bende. E tornò a casa pieno di stupore per l'accaduto.

I discepoli di Emmaus
[13]Ed ecco in quello stesso giorno due di loro erano in cammino per un villaggio distante circa sette miglia da Gerusalemme, di nome Emmaus, [14]e conversavano di tutto quello che era accaduto. [15]Mentre discorrevano e discutevano insieme, Gesù in persona si accostò e camminava con loro. [16]Ma i loro occhi erano incapaci di riconoscerlo. [17]Ed egli disse loro: «Che sono questi discorsi che state facendo fra voi durante il cammino?». Si fermarono, col volto triste; [18]uno di loro, di nome Clèopa, gli disse: «Tu solo sei così forestiero in Gerusalemme da non sapere ciò che vi è accaduto in questi giorni?». [19]Domandò: «Che cosa?». Gli risposero: «Tutto ciò che riguarda Gesù Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; [20]come i sommi sacerdoti e i nostri capi lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e poi l'hanno crocifisso. [21]Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele; con tutto ciò son passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. [22]Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; recatesi al mattino al sepolcro [23]e non avendo trovato il suo corpo, son venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. [24]Alcuni dei nostri sono andati al sepolcro e hanno trovato come avevan detto le donne, ma lui non l'hanno visto».

[25]Ed egli disse loro: «Sciocchi e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti! [26]Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». [27]E cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui. [28]Quando furon vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. [29]Ma essi insistettero: «Resta con noi perché si fa sera e il giorno gia volge al declino». Egli entrò per rimanere con loro. [30]Quando fu a tavola con loro, prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. [31]Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma lui sparì dalla loro vista. [32]Ed essi si dissero l'un l'altro: «Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino, quando ci spiegava le Scritture?». [33]E partirono senz'indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, [34]i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone». [35]Essi poi riferirono ciò che era accaduto lungo la via e come l'avevano riconosciuto nello spezzare il pane.

Gesù appare agli apostoli
[36]Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona apparve in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». [37]Stupiti e spaventati credevano di vedere un fantasma. [38]Ma egli disse: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? [39]Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa come vedete che io ho». [40]Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. [41]Ma poiché per la grande gioia ancora non credevano ed erano stupefatti, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». [42]Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; [43]egli lo prese e lo mangiò davanti a loro.

Ultime istruzioni agli apostoli
[44]Poi disse: «Sono queste le parole che vi dicevo quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella Legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». [45]Allora aprì loro la mente all'intelligenza delle Scritture e disse: [46]«Così sta scritto: il Cristo dovrà patire e risuscitare dai morti il terzo giorno [47]e nel suo nome saranno predicati a tutte le genti la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. [48]Di questo voi siete testimoni. [49]E io manderò su di voi quello che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall'alto».

L'ascensione
[50]Poi li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. [51]Mentre li benediceva, si staccò da loro e fu portato verso il cielo. [52]Ed essi, dopo averlo adorato, tornarono a Gerusalemme con grande gioia; [53]e stavano sempre nel tempio lodando Dio.


http://www.maranatha.it/Bibbia/5-VangeliAtti/49-LucaPage.htm

mercoledì 13 febbraio 2008

LA FESTA DI SAN VALENTINO

SAN VALENTINO: IL VESCOVO DEGLI INNAMORATI
San Valentino nacque a Terni nel 175 dopo Cristo. In questa piccola città non lontana da Roma, egli si dedicò alla predicazione del Vangelo ed alla conversione dei pagani, mentre nell'Impero non cessavano le terribili persecuzioni contro i Cristiani.
Parte del suo tempo era riservata al conforto ed all'assistenza dei prigionieri che credevano in Cristo.
In vita, egli compì diversi miracoli, che fecero conoscere il suo nome ben al di là della sua città e fino a Roma. Si narra infatti che proprio grazie a lui il figlio di Cratone abbia ritrovato la salute. Per questo motivo, nel 197 Papa San Feliciano lo consacrò Primo Vescovo di Terni.
Nel 270, Valentino risiedeva a Roma dove la persecuzione contro i cristiani era più cruenta. Egli fu arrestato e condotto al cospetto dell'Imperatore Claudio, che cercò di indurlo a rinnegare la propria fede e ad adorare gli dei pagani. Valentino confutò tutte le obiezioni dell'imperatore, che pur non convertendosi rispettò il Santo e lo affidò ad un nobile romano.
La figlia del nobile aveva perduto la vista, ma Valentino compì un prodigio e le ridonò la luce. Quest'atto miracoloso indusse la famiglia della fanciulla a convertirsi al Cristianesimo, e molti altri romani seguirono il suo esempio.
Valentino in vita ebbe molto a cuore il destino degli innamorati, che in lui trovarono sempre un consigliere fidato ed un amico sincero. Si narra che fu lui il primo religioso a celebrare l'unione tra un pagano ed una cristiana.
Valentino non riuscì a sottrarsi ad un secondo arresto, durante le persecuzioni dell'imperatore Aureliano contro i vertici della Chiesa. I soldati romani, però, sapevano quanto il vescovo fosse amato dai credenti, e dovettero catturarlo e flagellarlo lungo la Via Flaminia, lontano dai centri abitati per non andare incontro ad una ribellione. Qui, nel 273 dopo Cristo Valentino conobbe il martirio e morì.
Le sue spoglie, recuperate da tre suoi discepoli, furono portate nella città ed ora riposano nella Basilica, dove migliaia di cristiani si recano a visitarle ogni anno.




SAN VALENTINO: LA FESTA DEGLI INNAMORATI


La notorietà di San Valentino trova le sue origini nei Paesi Anglosassoni dove il culto del Santo dell'Amore si affermò assai rapidamente.
In Francia ed in Inghilterra, si diffuse la legenda che narra dell'abitudine di San Valentino di regalare ai ragazzi ed alle ragazze che attraversavano il suo giardino qualche fiore. Fu così che due giovani s'innamorarono e vissero una felice vita matrimoniale.
Da allora, accadde spesso che le coppie in procinto di sposarsi ed i fidanzati si recassero dal Santo, tanto che egli fu ben presto costretto a riservare una giornata dell'anno per la benedizione nuziale generale. Il giorno stabilito fu il 14 febbraio, poiché, si narra, che in quel giorno egli si recò in Paradiso per celebrare le sue nozze. Inizialmente il 14 di ogni mese venne riservato a questa celebrazione, ma con il passare del tempo, si è ristretta al solo 14 di febbraio questa ricorrenza.
La leggenda si diffuse in tutto il mondo allora abitato, ed il 14 febbraio divenne una delle feste più amate dell'anno. Si accompagnò, poi, al rito religioso anche l'usanza di scambiarsi bigliettini, fiori e doni.



http://www.italiadonna.it/public/percorsi/02019/02019004.htm#
www.italiadonna.it

lunedì 4 febbraio 2008

IL VANGELO DELA QUARESIMA

Predicazione di Giovanni Battista
[1]In quei giorni comparve Giovanni il Battista a predicare nel deserto della Giudea, [2]dicendo: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!».

[3]Egli è colui che fu annunziato dal profeta Isaia quando disse:

Voce di uno che grida nel deserto:
Preparate la via del Signore,
raddrizzate i suoi sentieri!

[4]Giovanni portava un vestito di peli di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi; il suo cibo erano locuste e miele selvatico. [5]Allora accorrevano a lui da Gerusalemme, da tutta la Giudea e dalla zona adiacente il Giordano; [6]e, confessando i loro peccati, si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano.

[7]Vedendo però molti farisei e sadducei venire al suo battesimo, disse loro: «Razza di vipere! Chi vi ha suggerito di sottrarvi all'ira imminente? [8]Fate dunque frutti degni di conversione, [9]e non crediate di poter dire fra voi: Abbiamo Abramo per padre. Vi dico che Dio può far sorgere figli di Abramo da queste pietre. [10]Gia la scure è posta alla radice degli alberi: ogni albero che non produce frutti buoni viene tagliato e gettato nel fuoco. [11]Io vi battezzo con acqua per la conversione; ma colui che viene dopo di me è più potente di me e io non son degno neanche di portargli i sandali; egli vi battezzerà in Spirito santo e fuoco. [12]Egli ha in mano il ventilabro, pulirà la sua aia e raccoglierà il suo grano nel granaio, ma brucerà la pula con un fuoco inestinguibile».

Battesimo di Gesù
[13]In quel tempo Gesù dalla Galilea andò al Giordano da Giovanni per farsi battezzare da lui. [14]Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: «Io ho bisogno di essere battezzato da te e tu vieni da me?». [15]Ma Gesù gli disse: «Lascia fare per ora, poiché conviene che così adempiamo ogni giustizia». Allora Giovanni acconsentì. [16]Appena battezzato, Gesù uscì dall'acqua: ed ecco, si aprirono i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio scendere come una colomba e venire su di lui. [17]Ed ecco una voce dal cielo che disse: «Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto».

Matteo - Capitolo 4

Tentazione nel deserto
[1]Allora Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto per esser tentato dal diavolo. [2]E dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, ebbe fame. [3]Il tentatore allora gli si accostò e gli disse: «Se sei Figlio di Dio, dì che questi sassi diventino pane». [4]Ma egli rispose: «Sta scritto:

Non di solo pane vivrà l'uomo,
ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio».

[5]Allora il diavolo lo condusse con sé nella città santa, lo depose sul pinnacolo del tempio [6]e gli disse: «Se sei Figlio di Dio, gettati giù, poiché sta scritto:

Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo,
ed essi ti sorreggeranno con le loro mani,
perché non abbia a urtare contro un sasso il tuo piede».

[7]Gesù gli rispose: «Sta scritto anche:

Non tentare il Signore Dio tuo».

[8]Di nuovo il diavolo lo condusse con sé sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo con la loro gloria e gli disse: [9]«Tutte queste cose io ti darò, se, prostrandoti, mi adorerai». [10]Ma Gesù gli rispose: «Vattene, satana! Sta scritto:

Adora il Signore Dio tuo
e a lui solo rendi culto».

[11]Allora il diavolo lo lasciò ed ecco angeli gli si accostarono e lo servivano.

Ritorno in Galilea
[12]Avendo intanto saputo che Giovanni era stato arrestato, Gesù si ritirò nella Galilea [13]e, lasciata Nazaret, venne ad abitare a Cafarnao, presso il mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, [14]perché si adempisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia:

[15]Il paese di Zàbulon e il paese di Nèftali,
sulla via del mare, al di là del Giordano,
Galilea delle genti;
[16]il popolo immerso nelle tenebre
ha visto una grande luce;
su quelli che dimoravano in terra e ombra di morte
una luce si è levata.

[17]Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».

Chiamata dei primi quattro discepoli
[18]Mentre camminava lungo il mare di Galilea vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano la rete in mare, poiché erano pescatori.

[19]E disse loro: «Seguitemi, vi farò pescatori di uomini». [20]Ed essi subito, lasciate le reti, lo seguirono. [21]Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo di Zebedèo e Giovanni suo fratello, che nella barca insieme con Zebedèo, loro padre, riassettavano le reti; e li chiamò. [22]Ed essi subito, lasciata la barca e il padre, lo seguirono.

Gesù insegna e guarisce
[23]Gesù andava attorno per tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe e predicando la buona novella del regno e curando ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo. [24]La sua fama si sparse per tutta la Siria e così condussero a lui tutti i malati, tormentati da varie malattie e dolori, indemoniati, epilettici e paralitici; ed egli li guariva. [25]E grandi folle cominciarono a seguirlo dalla Galilea, dalla Decàpoli, da Gerusalemme, dalla Giudea e da oltre il Giordano.

http://www.maranatha.it/Bibbia/5-VangeliAtti/47-Text.htm

LE SANTE CENERI

L'origine del Mercoledì delle ceneri è da ricercare nell'antica prassi penitenziale. Originariamente il sacramento della penitenza non era celebrato secondo le modalità attuali. Il liturgista Pelagio Visentin sottolinea che l'evoluzione della disciplina penitenziale è triplice: "da una celebrazione pubblica ad una celebrazione privata; da una riconciliazione con la Chiesa, concessa una sola volta, ad una celebrazione frequente del sacramento, intesa come aiuto-rimedio nella vita del penitente; da una espiazione, previa all'assoluzione, prolungata e rigorosa, ad una soddisfazione, successiva all'assoluzione".

La celebrazione delle ceneri nasce a motivo della celebrazione pubblica della penitenza, costituiva infatti il rito che dava inizio al cammino di penitenza dei fedeli che sarebbero stati assolti dai loro peccati la mattina del giovedì santo. Nel tempo il gesto dell'imposizione delle ceneri si estende a tutti i fedeli e la riforma liturgica ha ritenuto opportuno conservare l'importanza di questo segno.

La teologia biblica rivela un duplice significato dell'uso delle ceneri.

1 - Anzitutto sono segno della debole e fragile condizione dell'uomo. Abramo rivolgendosi a Dio dice: "Vedi come ardisco parlare al mio Signore, io che sono polvere e cenere..." (Gen 18,27). Giobbe riconoscendo il limite profondo della propria esistenza, con senso di estrema prostrazione, afferma: "Mi ha gettato nel fango: son diventato polvere e cenere" (Gb 30,19). In tanti altri passi biblici può essere riscontrata questa dimensione precaria dell'uomo simboleggiata dalla cenere (Sap 2,3; Sir 10,9; Sir 17,27).

2 - Ma la cenere è anche il segno esterno di colui che si pente del proprio agire malvagio e decide di compiere un rinnovato cammino verso il Signore. Particolarmente noto è il testo biblico della conversione degli abitanti di Ninive a motivo della predicazione di Giona: "I cittadini di Ninive credettero a Dio e bandirono un digiuno, vestirono il sacco, dal più grande al più piccolo. Giunta la notizia fino al re di Ninive, egli si alzò dal trono, si tolse il manto, si coprì di sacco e si mise a sedere sulla cenere" (Gio 3,5-9). Anche Giuditta invita invita tutto il popolo a fare penitenza affinché Dio intervenga a liberarlo: "Ogni uomo o donna israelita e i fanciulli che abitavano in Gerusalemme si prostrarono davanti al tempio e cosparsero il capo di cenere e, vestiti di sacco, alzarono le mani davanti al Signore" (Gdt 4,11).

La semplice ma coinvolgente liturgia del mercoledì delle ceneri conserva questo duplice significato che è esplicitato nelle formule di imposizione: "Ricordati che sei polvere, e in polvere ritornerai" e "Convertitevi, e credete al Vangelo". Adrien Nocent sottolinea che l'antica formula (Ricordati che sei polvere...) è strettamente legata al gesto di versare le ceneri, mentre la nuova formula (Convertitevi...) esprime meglio l'aspetto positivo della quaresima che con questa celebrazione ha il suo inizio. Lo stesso liturgista propone una soluzione rituale molto significativa: "Se la cosa non risultasse troppo lunga, si potrebbe unire insieme l'antica e la nuova formula che, congiuntamente, esprimerebbero certo al meglio il significato della celebrazione: "Ricordati che sei polvere e in polvere tornerai; dunque convertiti e credi al Vangelo".

Il rito dell'imposizione delle ceneri, pur celebrato dopo l'omelia, sostituisce l'atto penitenziale della messa; inoltre può essere compiuto anche senza la messa attraverso questo schema celebrativo: canto di ingresso, colletta, letture proprie, omelia, imposizione delle ceneri, preghiera dei fedeli, benedizione solenne del tempo di quaresima, congedo.

Le ceneri possono essere imposte in tutte le celebrazioni eucaristiche del mercoledì ma sarà opportuno indicare una celebrazione comunitaria "privilegiata" nella quale sia posta ancor più in evidenza la dimensione ecclesiale del cammino di conversione che si sta iniziando.

Enrico Beraudo
www.alleluja.net

http://www.lachiesa.it/liturgia/ml_ceneri.html

LA QUARESIMA NELLA STORIA

L'anno liturgico è la celebrazione dell'opera di salvezza di Cristo che viene realizzata mediante una commemorazione sacra (o memoriale) in giorni determinati, nel corso dell'anno. La liturgia dilata, nel tempo degli uomini, il mistero della salvezza. La Chiesa, quindi, mediante la liturgia, continua ad attuare, nei suoi tempi e con i suoi riti, le azioni di salvezza operate da Gesù.

L'anno liturgico non è dunque una serie di idee o di feste, ma è una persona, Gesù Cristo, risorto, il cui dono di salvezza viene offerto e comunicato nei diversi aspetti sacramentali che caratterizzano lo svolgersi del calendario cristiano. L'amore di Dio per la salvezza dell'uomo viene così reso attuale nell'oggi della Chiesa e dell'umanità.

Centro e riferimento assoluto e indispensabile di tutto l'anno liturgico è quindi il mistero pasquale della passione, morte, risurrezione e ascensione del Signore Gesù.

I primi cristiani non conobbero altra festa liturgica che quella della domenica: il giorno della celebrazione del Cristo vivo. Per questo motivo la domenica è considerata la "festa primordiale". Solo dopo il II secolo si riscontrano testimonianze riguardanti la speciale celebrazione della risurrezione di Cristo in una Domenica prefissata.

Tutto l'anno liturgico ruota dunque intorno alla celebrazione pasquale domenicale e annuale.

Pertanto la quaresima è quel tempo liturgico durante il quale il cristiano si dispone, attraverso un cammino di conversione e purificazione, a vivere in pienezza il mistero della risurrezione di Cristo nella sua memoria annuale.





> 2 - Origine della quaresima




Non si sa con certezza dove, per mezzo di chi e come sia sorto questo periodo di tempo che i cristiani dedicano per la preparazione alla pasqua. Sappiamo soltanto che ha avuto uno sviluppo lento e progressivo.
Per praticità espositiva possiamo distinguere in maniera sintetica sei periodi corrispondenti ad altrettante prassi liturgiche.

Il digiuno del Venerdì e del Sabato santo (fino al II secolo)

Nella chiesa primitiva la celebrazione della pasqua era anticipata da uno o due giorni di digiuno. Comunque tale digiuno sembra fosse orientato non tanto alla celebrazione pasquale quanto all’amministrazione del battesimo che pian piano veniva riservata alla veglia pasquale. La prassi del digiuno era indirizzata innanzitutto ai catecumeni e poi estesa al ministro del battesimo e a tutta la comunità ecclesiale.
Tale digiuno non aveva scopo penitenziale ma ascetico-illuminativo.

Una settimana di preparazione (III secolo)

In questo periodo a Roma la Domenica precedente la pasqua era denominata "Domenica di passione" e nel Venerdì e Mercoledì di questa stessa settimana non si celebrava l’eucaristia. L’estensione del digiuno per tutta la settimana precedente la pasqua è certa solamente per la Chiesa di Alessandria.

Tre settimane di preparazione (IV secolo)

Di tale consuetudine è testimone uno storico del V secolo, Socrate. Durante queste tre settimane si proclamava il vangelo di Giovanni. La lettura di questo testo è giustificata dal fatto che esso è ricco di brani che si riferiscono alla prossimità della pasqua e alla presenza di Gesù a Gerusalemme.

Sei settimane di preparazione (verso la fine del IV secolo)

Questa preparazione prolungata fu motivata dalla prassi penitenziale. Coloro che desideravano essere riconciliati con Dio e con la Chiesa iniziavano il loro cammino di preparazione nella prima di queste Domeniche (più tardi verrà anticipata al Mercoledì immediatamente precedente) e veniva concluso la mattina del Giovedì santo, giorno in cui ottenevano la riconciliazione. In tal modo i penitenti si sottoponevano a un periodo di preparazione che durava quaranta giorni. Da qui il termine latino Quadragesima.
I penitenti intraprendevano questo cammino attraverso l’imposizione delle ceneri e l’utilizzazione di un abito di sacco in segno della propria contrizione e del proprio impegno ascetico.

Ulteriore prolungamento: il Mercoledì delle ceneri (verso la fine del V secolo)

Verso la fine del V secolo, ha inizio la celebrazione del Mercoledì e del Venerdì precedenti la Quaresima come se ne facessero parte. Si giunge a imporre le ceneri ai penitenti il Mercoledì di questa settimana antecedente la prima Domenica di quaresima, rito che verrà poi esteso a tutti i cristiani.
A partire da questa fase incominciano a delinearsi anche le antiche tappe del catecumenato, che preparava al battesimo pasquale nella solenne veglia del Sabato santo; infatti questo tempo battesimale si integrava con il tempo di preparazione dei penitenti alla riconciliazione del Giovedì santo. Fu così che anche i semplici fedeli - ovvero quanti non erano catecumeni né pubblici penitenti - vennero associati a questo intenso cammino di ascesi e di penitenza per poter giungere alle celebrazioni pasquali con l'animo disposto a una più autentica partecipazione.

Sette settimane di preparazione (VI secolo)

Nel corso del VI secolo, tutta la settimana che precede la prima Domenica di quaresima è dedicata alla celebrazione pasquale La Domenica con cui ha inizio viene chiamata Quinquagesima perché è il cinquantesimo giorno prima di pasqua. Tra il VI e il VII secolo si costituì un ulteriore prolungamento con altre due Domeniche. La tendenza ad anticipare il tempo forte della quaresima ne svigorisce in qualche modo la peculiarità.

In sintesi: allo sviluppo della quaresima ha contribuito la disciplina penitenziale per la riconciliazione dei peccatori che avveniva la mattina del giovedì santo e le esigenze sempre crescenti del catecumenato con la preparazione immediata al battesimo, celebrato nella notte di Pasqua.





> 3 - La celebrazione della quaresima oggi




L'evoluzione progressiva della quaresima, definita da alcuni studiosi "selvaggia", richiedeva un radicale rinnovamento. Fu così che il Concilio Vaticano II ha semplificato la struttura di questo tempo liturgico sovraccaricato dalle aggiunte pre-quaresimali.

La Costituzione conciliare sulla liturgia, Sacrosanctum Concilium, al n. 109 afferma:

Il duplice carattere del tempo quaresimale che, soprattutto mediante il ricordo o la preparazione del battesimo e mediante la penitenza, dispone i fedeli alla celebrazione del mistero pasquale con l'ascolto più frequente della parola di Dio e con più intensa preghiera, sia posto in maggiore evidenza tanto nella liturgia quanto nella catechesi liturgica. Perciò:
a) si utilizzino più abbondantemente gli elementi battesimali propri della liturgia quaresimale e, se opportuno, se ne riprendano alcuni dalla tradizione antica;

b) lo stesso si dica degli elementi penitenziali. Quanto alla catechesi poi si imprima nell'animo dei fedeli , insieme con le conseguenze sociali del peccato, quell'aspetto proprio della penitenza che detesta il peccato in quanto è offesa a Dio; né si dimentichi la parte della chiesa nell'azione penitenziale e si solleciti la preghiera per i peccatori.

A tale dettato conciliare si è ispirato il rinnovamento del lezionario e del messale in riferimento alle celebrazioni quaresimali. Fedele a questo indirizzo, la riforma ha ridato alla quaresima prima di tutto il suo orientamento pasquale-battesimale; ne ha fissato il tempo con decorrenza dal Mercoledì delle ceneri fino alla messa "in Coena Domini" esclusa; per conservare l'unità interna ha ridotto il tempo della passione: solo la VI Domenica, la quale dà inizio alla settimana santa, viene chiamata "Domenica delle palme", "de passione Domini". In tal senso la settimana santa conclude la quaresima ed ha come scopo la venerazione della passione di Cristo a partire dal suo ingresso messianico a Gerusalemme.

Oltre alla ricchezza dei testi eucologici (colletta, orazione sulle offerte, prefazio, orazione dopo la comunione), nei formulari quaresimali riformati abbiamo una abbondanza di testi biblici. La celebrazione liturgica quaresimale, anche sotto il punto di vista tematico, pone l'accento principale sulla Domenica. Nelle cinque Domeniche precedenti la Domenica delle palme, il lezionario offre la possibilità di tre itinerari diversi e insieme complementari.

(da Alleluja.net)



http://www.lachiesa.it/liturgia/ml_quaresimastoria.html

LA QUARESIMA NELLA STORIA

L'anno liturgico è la celebrazione dell'opera di salvezza di Cristo che viene realizzata mediante una commemorazione sacra (o memoriale) in giorni determinati, nel corso dell'anno. La liturgia dilata, nel tempo degli uomini, il mistero della salvezza. La Chiesa, quindi, mediante la liturgia, continua ad attuare, nei suoi tempi e con i suoi riti, le azioni di salvezza operate da Gesù.

L'anno liturgico non è dunque una serie di idee o di feste, ma è una persona, Gesù Cristo, risorto, il cui dono di salvezza viene offerto e comunicato nei diversi aspetti sacramentali che caratterizzano lo svolgersi del calendario cristiano. L'amore di Dio per la salvezza dell'uomo viene così reso attuale nell'oggi della Chiesa e dell'umanità.

Centro e riferimento assoluto e indispensabile di tutto l'anno liturgico è quindi il mistero pasquale della passione, morte, risurrezione e ascensione del Signore Gesù.

I primi cristiani non conobbero altra festa liturgica che quella della domenica: il giorno della celebrazione del Cristo vivo. Per questo motivo la domenica è considerata la "festa primordiale". Solo dopo il II secolo si riscontrano testimonianze riguardanti la speciale celebrazione della risurrezione di Cristo in una Domenica prefissata.

Tutto l'anno liturgico ruota dunque intorno alla celebrazione pasquale domenicale e annuale.

Pertanto la quaresima è quel tempo liturgico durante il quale il cristiano si dispone, attraverso un cammino di conversione e purificazione, a vivere in pienezza il mistero della risurrezione di Cristo nella sua memoria annuale.





> 2 - Origine della quaresima




Non si sa con certezza dove, per mezzo di chi e come sia sorto questo periodo di tempo che i cristiani dedicano per la preparazione alla pasqua. Sappiamo soltanto che ha avuto uno sviluppo lento e progressivo.
Per praticità espositiva possiamo distinguere in maniera sintetica sei periodi corrispondenti ad altrettante prassi liturgiche.

Il digiuno del Venerdì e del Sabato santo (fino al II secolo)

Nella chiesa primitiva la celebrazione della pasqua era anticipata da uno o due giorni di digiuno. Comunque tale digiuno sembra fosse orientato non tanto alla celebrazione pasquale quanto all’amministrazione del battesimo che pian piano veniva riservata alla veglia pasquale. La prassi del digiuno era indirizzata innanzitutto ai catecumeni e poi estesa al ministro del battesimo e a tutta la comunità ecclesiale.
Tale digiuno non aveva scopo penitenziale ma ascetico-illuminativo.

Una settimana di preparazione (III secolo)

In questo periodo a Roma la Domenica precedente la pasqua era denominata "Domenica di passione" e nel Venerdì e Mercoledì di questa stessa settimana non si celebrava l’eucaristia. L’estensione del digiuno per tutta la settimana precedente la pasqua è certa solamente per la Chiesa di Alessandria.

Tre settimane di preparazione (IV secolo)

Di tale consuetudine è testimone uno storico del V secolo, Socrate. Durante queste tre settimane si proclamava il vangelo di Giovanni. La lettura di questo testo è giustificata dal fatto che esso è ricco di brani che si riferiscono alla prossimità della pasqua e alla presenza di Gesù a Gerusalemme.

Sei settimane di preparazione (verso la fine del IV secolo)

Questa preparazione prolungata fu motivata dalla prassi penitenziale. Coloro che desideravano essere riconciliati con Dio e con la Chiesa iniziavano il loro cammino di preparazione nella prima di queste Domeniche (più tardi verrà anticipata al Mercoledì immediatamente precedente) e veniva concluso la mattina del Giovedì santo, giorno in cui ottenevano la riconciliazione. In tal modo i penitenti si sottoponevano a un periodo di preparazione che durava quaranta giorni. Da qui il termine latino Quadragesima.
I penitenti intraprendevano questo cammino attraverso l’imposizione delle ceneri e l’utilizzazione di un abito di sacco in segno della propria contrizione e del proprio impegno ascetico.

Ulteriore prolungamento: il Mercoledì delle ceneri (verso la fine del V secolo)

Verso la fine del V secolo, ha inizio la celebrazione del Mercoledì e del Venerdì precedenti la Quaresima come se ne facessero parte. Si giunge a imporre le ceneri ai penitenti il Mercoledì di questa settimana antecedente la prima Domenica di quaresima, rito che verrà poi esteso a tutti i cristiani.
A partire da questa fase incominciano a delinearsi anche le antiche tappe del catecumenato, che preparava al battesimo pasquale nella solenne veglia del Sabato santo; infatti questo tempo battesimale si integrava con il tempo di preparazione dei penitenti alla riconciliazione del Giovedì santo. Fu così che anche i semplici fedeli - ovvero quanti non erano catecumeni né pubblici penitenti - vennero associati a questo intenso cammino di ascesi e di penitenza per poter giungere alle celebrazioni pasquali con l'animo disposto a una più autentica partecipazione.

Sette settimane di preparazione (VI secolo)

Nel corso del VI secolo, tutta la settimana che precede la prima Domenica di quaresima è dedicata alla celebrazione pasquale La Domenica con cui ha inizio viene chiamata Quinquagesima perché è il cinquantesimo giorno prima di pasqua. Tra il VI e il VII secolo si costituì un ulteriore prolungamento con altre due Domeniche. La tendenza ad anticipare il tempo forte della quaresima ne svigorisce in qualche modo la peculiarità.

In sintesi: allo sviluppo della quaresima ha contribuito la disciplina penitenziale per la riconciliazione dei peccatori che avveniva la mattina del giovedì santo e le esigenze sempre crescenti del catecumenato con la preparazione immediata al battesimo, celebrato nella notte di Pasqua.





> 3 - La celebrazione della quaresima oggi




L'evoluzione progressiva della quaresima, definita da alcuni studiosi "selvaggia", richiedeva un radicale rinnovamento. Fu così che il Concilio Vaticano II ha semplificato la struttura di questo tempo liturgico sovraccaricato dalle aggiunte pre-quaresimali.

La Costituzione conciliare sulla liturgia, Sacrosanctum Concilium, al n. 109 afferma:

Il duplice carattere del tempo quaresimale che, soprattutto mediante il ricordo o la preparazione del battesimo e mediante la penitenza, dispone i fedeli alla celebrazione del mistero pasquale con l'ascolto più frequente della parola di Dio e con più intensa preghiera, sia posto in maggiore evidenza tanto nella liturgia quanto nella catechesi liturgica. Perciò:
a) si utilizzino più abbondantemente gli elementi battesimali propri della liturgia quaresimale e, se opportuno, se ne riprendano alcuni dalla tradizione antica;

b) lo stesso si dica degli elementi penitenziali. Quanto alla catechesi poi si imprima nell'animo dei fedeli , insieme con le conseguenze sociali del peccato, quell'aspetto proprio della penitenza che detesta il peccato in quanto è offesa a Dio; né si dimentichi la parte della chiesa nell'azione penitenziale e si solleciti la preghiera per i peccatori.

A tale dettato conciliare si è ispirato il rinnovamento del lezionario e del messale in riferimento alle celebrazioni quaresimali. Fedele a questo indirizzo, la riforma ha ridato alla quaresima prima di tutto il suo orientamento pasquale-battesimale; ne ha fissato il tempo con decorrenza dal Mercoledì delle ceneri fino alla messa "in Coena Domini" esclusa; per conservare l'unità interna ha ridotto il tempo della passione: solo la VI Domenica, la quale dà inizio alla settimana santa, viene chiamata "Domenica delle palme", "de passione Domini". In tal senso la settimana santa conclude la quaresima ed ha come scopo la venerazione della passione di Cristo a partire dal suo ingresso messianico a Gerusalemme.

Oltre alla ricchezza dei testi eucologici (colletta, orazione sulle offerte, prefazio, orazione dopo la comunione), nei formulari quaresimali riformati abbiamo una abbondanza di testi biblici. La celebrazione liturgica quaresimale, anche sotto il punto di vista tematico, pone l'accento principale sulla Domenica. Nelle cinque Domeniche precedenti la Domenica delle palme, il lezionario offre la possibilità di tre itinerari diversi e insieme complementari.

(da Alleluja.net)



http://www.lachiesa.it/liturgia/ml_quaresimastoria.html

LA LITURGIA QUARESIMALE

Carissimi beneamati in Cristo,

Il Tempo Liturgico di Quaresima fa iniziare la solenne preparazione della Chiesa per la gloriosa festa della Risurrezione del Nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo, e vi sono molti aspetti spirituali e dottrinali della Quaresima che dobbiamo considerare per trarre opportunamente beneficio da questo tempo penitenziale.

Il primo aspetto della Quaresima è principalmente spirituale. Esso si riferisce alla storia della Quaresima, al suo scopo e fine principale. Il secondo aspetto è principalmente dottrinale e ci ricorda le tristi conseguenze del peccato — il peccato originale dei nostri progenitori, Adamo ed Eva, e i peccati attuali che noi stessi commettiamo.

Quando e da chi fu istituito il tempo di Quaresima?

Molti degli antichi Padri della Chiesa, in particolare S. Girolamo, Papa S. Leone Magno, S. Cirillo di Alessandria, e S. Isidoro di Siviglia, confermano che il tempo di Quaresima venne istituito dagli Apostoli stessi, fin dagli albori della Chiesa. Essi decretarono un digiuno universale per il sempre crescente gregge di Cristo, affinchè servisse come preparazione spirituale per la festa della Risurrezione dai morti di Nostro Signore. Gli Apostoli stabilirono che, dato che il numero quaranta (40) è un numero assai ricco di significato sia nell’Antico che nel Nuovo Testamento, questo solenne tempo penitenziale dovesse anch’esso consistere di 40 giorni.

Quando Iddio Onnipotente ripulì dapprima il mondo dal peccato per mezzo del Diluvio Universale ai giorni di Noè, piovve 40 giorni e 40 notti. Similmente, quando Mosè e gli Israeliti vagarono nel deserto in cammino verso la Terra Promessa, viaggiarono per 40 anni nella selvatica desolazione. Infine, abbiamo il perfetto esempio di Cristo stesso, che digiunò per 40 giorni nel deserto prima di accingersi alla Sua vita pubblica.

Il concetto di digiuno è assai esplicito negli insegnamenti di Nostro Signore. Nel Vangelo di S. Matteo, leggiamo che i discepoli di S. Giovanni Battista un giorno si avvicinarono a Gesù e gli chiesero:

“‘Perché noi ed i Farisei digiuniamo spesso, ma i tuoi discepoli non digiunano?’ E Gesù disse loro: ‘Possono gli amici dello sposo affliggersi, mentre lo sposo è con loro? Ma verranno i giorni, quando lo sposo sarà loro tolto, e allora essi digiuneranno ’” (Matt. 9:14-15).
Molti altri esempi tratti dalla Sacra Scrittura dimostrano il vantaggio spirituale che viene dal digiuno.

In una circostanza, durante la vita di Nostro Signore qui sulla terra, gli Apostoli si trovarono in una situazione molto imbarazzante. Essi cercavano di esorcizzare un posseduto, e non ci riuscivano. Quando Gesù fu giunto sulla scena, subito cacciò fuori il diavolo e più tardi disse agli Apostoli:

“Questo genere di demoni non si può scacciare se non con la preghiera e il digiuno” (Matt. 17:20).
Negli Atti degli Apostoli, troviamo che gli Apostoli combinavano la preghiera col digiuno come preparazione spirituale per l’ordinazione dei preti:

“Quando ebbero loro ordinato dei preti in ogni chiesa, ed ebbero pregato e digiunato, li raccomandarono al Signore, nel quale avevano creduto” (Atti 14:22).

“Mentre stavano ministrando al Signore, e digiunando, lo Spirito Santo disse loro: ‘Separatemi Saulo e Barnaba, per l’opera per la quale li ho scelti.’ Allora essi, digiunando e pregando, ed imposte le mani su di loro, li mandarono via” (Atti 13:2-3).

Nostra Santa Madre, la Chiesa Cattolica, prende seriamente le parole di Nostro Signore:

“Ma verranno i giorni, quando lo Sposo sarà loro tolto, e allora essi digiuneranno ” (Matt. 9:15).
Le leggi della Chiesa riguardo al digiuno ecclesiastico sono le seguenti: in giorno di digiuno, è permesso solo un pasto completo, con due pasti minori senza carni (colazioni), sufficienti per mantenersi in forze, ma le due piccole colazioni insieme non devono eguagliare un altro pasto completo. Queste leggi del digiuno obbligano sotto pena di peccato grave tutti coloro la cui età è compresa tra 21 e 59 anni, e che non sono legittimamente scusati. In questa legislazione, vediamo la grande prudenza della Chiesa Cattolica e come ben equilibrato sia ciò che si richiede ai fedeli. Quando gli anni della crescita fisica importante sono ordinariamente trascorsi, la Chiesa obbliga i suoi giovani adulti all’età di 21 anni a cominciare a digiunare, e quando gli adulti ordinariamente entrano nell’età della salute che declina, la Chiesa fa terminare quest’obbligo all’età di 60 anni. Coloro che sono legittimamente scusati dal digiuno, sono le persone malate o convalescenti che hanno salute delicata, le donne incinte o allattanti, e la gente che compie lavori pesanti che, a causa del digiuno, non sarebbe capace di esercitare la propria occupazione (agricoltori, mugnai, muratori, ecc.) posto che lavorino davvero per gran parte della giornata. Inoltre, professori, insegnanti, studenti, predicatori, confessori, medici, giudici, avvocati, ecc., sono scusati se il digiuno li ostacola nel loro lavoro.

Se sorgesse un qualsiasi dubbio relativo ad un caso particolare riguardo al digiuno, i fedeli possono comunque sempre far ricorso al loro confessore.

Lo scopo del digiuno è ottimamente riassunto da S. Tommaso d’Aquino:

“Si pratica il digiuno per un triplice scopo. In primo luogo, allo scopo di imbrigliare la concupiscenza della carne, come dice l’Apostolo: ‘Nelle angustie, nella prigionia, nelle sommosse, nelle fatiche, nelle veglie, nei digiuni, vivendo nella castità, col sapere, con longanimità, con dolcezza, nello Spirito Santo, nella carità non finta’ (2 Cor. 6:5,6), poichè il digiuno è il guardiano della castità. Perchè, secondo S. Girolamo: ‘Venere è fredda quando Cerere e Bacco sono assenti.’ Il che vale a dire, la concupiscenza viene raffreddata dall’astinenza dalle carni e dal bere. In secondo luogo, dobbiamo far ricorso al digiuno affinchè la mente possa elevarsi più liberamente alla contemplazione delle cose celesti: così viene detto (Dan. 10) di Daniele che ricevette una rivelazione da Dio dopo un digiuno di tre settimane. In terzo luogo, allo scopo di soddisfare per i peccati: come è scritto (Gioele 2:12): ‘Convertitevi a Me con tutto il cuore, nel digiuno, e nel pianto e nell’afflizione.’ Lo stesso dichiara S. Agostino in un sermone (De Oratione et Jejunio): Il digiuno ripulisce l’anima, eleva la mente, assoggetta la carne allo spirito, rende il cuore contrito e umile, disperde le nubi della concupiscenza, spegne il fuoco del desiderio carnale, accende la luce della vera castità’” (Summa Teologica, Questione 147, Articolo 1).
Il secondo aspetto della Quaresima da considerare, è il male del peccato — sia il peccato originale che il peccato attuale. Si definisce peccato qualsiasi pensiero, parola, azione, desiderio, o omissione proibita dalla legge di Dio. Quando i nostri progenitori, Adamo ed Eva, peccarono, essi offesero gravemente Iddio Onnipotente. Perché sebbene il loro atto di mangiare del frutto proibito fosse un atto finito in se stesso, la loro offesa fu contro un Essere Infinito — Dio. Questa offesa, le conseguenze della quale furono l’ignoranza, la sofferenza, la morte ed una forte inclinazione al peccato, non solo privò loro ed i loro discendenti dei doni preternaturali, ma anche, e cosa più importante, privò Adamo ed Eva e la loro discendenza di quel dono più prezioso tra tutti i doni — la grazia santificante — mediante il quale l’uomo partecipa nella propria anima alla vita stessa di Dio. S. Paolo dice:

“A causa d’un uomo il peccato entrò nel mondo, e con il peccato la morte, e così la morte passò a tutti gli uomini, nel quale tutti hanno peccato” (Rom 5:12).
Quando l’uomo commette peccato, specialmente il peccato mortale, offende anche la Divina Maestà e infligge un danno spirituale alla sua anima (la morte spirituale in caso di peccato mortale). Fu proprio per soddisfare per i peccati del genere umano che Gesù Cristo sacrificò la Sua vita sulla Croce.

Se apprezzassimo veramente le sofferenze e la morte di Nostro Signore, avremmo bisogno di meditare seriamente sulla Passione. Uno dei modi per compierlo è di considerare la sacra immagine di Cristo Crocifisso quale si vede sulla Santa Sindone di Torino. Questo lenzuolo macchiato di sangue identifica con precisione le ferite inflitte a Nostro Signore secondo i Santi Vangeli.

Vi possiamo vedere a nostro vantaggio i segni delle molteplici piaghe lungo il Suo Sacro Corpo, le ferite causate dalle spine che circondarono la Sua Testa, i segni dei chiodi nelle Sue Mani e Piedi, e finalmente, l’ampia ferita nel Suo Sacro Costato.

La grande tragedia dei nostri tempi è che la maggioranza del genere umano vive come se non ci fosse Dio, non ci fossero i Comandamenti, né cose come il peccato. Ma non guardiamo alla maggioranza del genere umano — guardiamo a noi stessi. Quando avessimo la sventura di commettere un peccato, noi non potremmo addurre l’ignoranza. Nostro Signore non può dire di noi ciò che disse dei suoi uccisori:

“Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno!” (Luca 23:34).

Nel cominciare la nostra solenne preparazione per la celebrazione della Risurrezione di Nostro Signore — la più grande festa dell’intero anno liturgico — uniamo alle nostre preghiere, meditazioni e letture spirituali, la piena penitenza del digiuno e dell’astinenza. Coloro che non sono obbligati a digiunare dovrebbero compiere qualche speciale sacrificio che mortifichi particolarmente la loro natura umana decaduta, che è così incline al peccato.

Finalmente, nel fare penitenza durante questo tempo di Quaresima, ricordiamoci delle parole di Nostro Signore ai discepoli:

“Quando digiunate, non fate i tristi come gli ipocriti. Che si imbruttiscono la faccia, affinchè possano mostrare agli uomini che essi digiunano. In verità vi dico, che hanno già ricevuto la loro ricompensa. Ma voi, quando digiunate, profumatevi il capo e lavatevi la faccia. In modo che non agli uomini appaia che digiunate, ma al Padre vostro che è nel segreto: e il vostro Padre, che vede nel segreto, vi ricompenserà” (Matt. 6:16-18).
In Christo Jesu et Maria Immaculata,
+ Mark A. Pivarunas, CMRI

http://www.cmri.org/ital-96prog2.html